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Cariplo, sfida sul dopo Guzzetti La Lega punta sulle Province

La partita per la successione al presidente Giuseppe Guzzetti in Fondazione Cariplo, cui fanno capo tra l’altro due asset come il 4,38% di Intesa Sanpaolo e l’1,55% di Cdp, è appena iniziata e già sono partite le schermaglie politiche locali (e non solo) tra Lega-centrodestra e Pd-centrosinistra.
Gli organi strategici e di gestione di Cariplo (Commissione centrale di beneficenza e consiglio di amministrazione) scadono a fine aprile 2019 con l’approvazione del bilancio. Ma per un complesso meccanismo elettorale, che prevede un mix di nominati dagli enti enti locali e di selezionati tra esponenti della società civile, l’iter è appena partito con le prime indicazioni delle terne di nomi “pubblici” da cui saranno selezionati i nomi dei nuovi consiglieri. Per capire la portata “politica” del contendere è necessaria una premessa: in applicazione del protocollo siglato tra Mef e Acri, associazione di Fondazioni e casse di risparmio presieduta dallo stesso Guzzetti, il mandato dei consiglieri di Cariplo si è ridotto da sei a quattro anni e, nota dolente per gli aspiranti “poltronisti”, Cariplo ha ridotto da 40 a 28 il numero dei membri della Ccb e da 9 a 7 quello dei componenti il consiglio di amministrazione. In conseguenza della obbligata riduzione della rappresentanza, è stato introdotto un meccanismo di alternanza tra province minori: Lecco/Sondrio, Pavia/Lodi, Cremona/Mantova. Le prime di ogni coppia entrano nella prossima Cariplo, alle seconde toccherà nel quadriennio post 2023. Alternanza, stabilita per sorteggio, anche per le due province piemontesi: entra subito Novara, rientro al prossimo mandato per la provincia del Verbano Cusio Ossola (malgrado le proteste del deputato Pd Enrico Borghi, che forse non ricordava le nuove regole stabilite dal protocollo Acri-Mef).
Arrivando al tema del contendere: 14 dei 28 candidati saranno scelti nei prossimi mesi dall’attuale Ccb all’interno di rose di associazioni della società civile, mentre gli altri 14 membri della futura Ccb saranno nominati dalla commissione uscente pescando nelle terne di nomi proposte dalle Province di Bergamo, Brescia, Como, Monza-Brianza, Varese, Lecco, Cremona, Pavia, Novara; due dalle terne proposte dalla Regione Lombardia, tre da quelle della Città Metropolitana di Milano. Otto delle nove province sono attualmente a guida Pd-Centro-sinistra, solo una (Lecco) fa capo al centrodestra che però può contare sulla coppia designata dalla Regione Lombardia presieduta da Attilio Fontana. Ma il Centro-sinistra ha a suo favore i tre candidati che saranno indicati dalla Città Matropolitana di Milano guidata dal sindaco di centrosinistra di Milano Giuseppe Sala.
Tirando le somme: delle 14 terne di candidati pubblici da selezionare, in partenza 11 sarebbero attribuili al centrosinistra e 3 a Lega-centrodestra. Ma è possibile che gli equilibri siano destinati a cambiare. Per due motivi. Il primo è che le terne con le candidature potranno essere presentate entro fine anno, ovvero nei 60 giorni successivi al 30 ottobre. Il secondo è che proprio per il 31 ottobre, data forse non casuale, il Governo a trazione leghista ha fissato la prima data per il rinnovo dei presidenti di Provincia. Molte province saranno rinnovate a gennaio, ma quasi tutte le lombarde – dove nel frattempo la maggioranza è passata dal centrosinistra a Lega-centrodestra – hanno optato per il voto a fine ottobre. Un tentativo, guidato dal sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, di contare in extremis per le nomine in Fondazione Cariplo? Probabile, a giudicare dalla reazione immediata dei presidenti uscenti delle province di Bergamo e Como (entrambe Pd)che hanno anticipato la selezione delle terne per Cariplo puntando a presentarle il 30 ottobre.
Come andrà a finire? Se si considera che i 24 membri della nuova Ccb saranno scelti da quella uscente guidata da Guzzetti, e dato il consenso di quest’ultimo nelle associazioni e diocesi che nominano i 14 rappresentanti della società civile, è al momento difficile ipotizzare soluzioni di discontinuità. L’unico rischio è che la Fondazione Cariplo diventi come un ente dominato da rappresentanti di partito, tornando ai peggiori tempi della lottizzazione. L’ipotesi ancora peggiore è che si vada verso una Cariplo divisa tra minoranza e maggioranza partitica. Si vedrà dai profili delle candidature che i vari enti locali inseriranno nelle terne, da cui poi la Ccb uscente sceglierà il nuovo presidente. Finchè le terne non saranno presentate e rese note, è prematuro dire chi sarà il successore di Guzzetti. È ragionevole ipotizzare che, date le capacità costruite negli anni dalla struttura interna di gestire la parte erogativa, l’identikit del futuro presidente si basi principalmente sulla capacità di gestione del patrimonio. Ecco perchè si fanno i nomi di Giovanni Gorno Tempini, banchiere ed ex amministratore delegato di Cdp, o di Paolo Grandi, ex responsabile partecipazioni di Banca Intesa. Altra ipotesi circolata sui media è quella di Letizia Moratti, ex sindaco di Milano del centrodestra e attuale presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca.
La nuova Ccb e il nuovo presidente di Fondazione Cariplo saranno nominati dopo l’approvazione del bilancio 2018, ovvero a fine aprile 2019. Tardi per avere voce in capitolo sulla nomina del nuovo cda di Intesa Sanpaolo che scade anch’esso a fine aprile. Ma la presentazione delle liste degli amministratori da parte di azionisti stabili e investitori andrà effettuata a inizio mese. Quando sarà ancora in carica la Cariplo uscente guidata da Guzzetti.

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