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Carige verso l’adesione piena alla conversione dei bond

Carige marcia verso la positiva conclusione dell’operazione di Lme. La banca genovese sembra, inoltre, a un passo dal cedere l’edificio milanese di Corso Vittorio Emanuele, vero gioiello tra gli asset immobiliari messi in vendita dall’istituto.
In tema di liability management exercise, a quanto risulta da fonti finanziarie, la banca va verso la conversione completa del bond Tier 1 da 160 milioni: oltre a Generali, avrebbero aderito all’offerta anche altri bondholders. Un passaggio importante, questo, contando che il solo sì di Generali aveva consentito di avere una percentuale del 60% di adesione a un prezzo di 30 cent. E l’obiettivo da raggiungere per le assemblee degli obbligazionisti è del 75% in prima convocazione (21 ottobre) e del 25% in seconda (6 novembre) .
Peraltro, anche sul fronte dei bond Tier2, giungono feedback positivi per la banca guidata da Paolo Fiorentino. Il bond da 50 milioni, che fa capo a Intesa Vita, infatti, ha ottenuto l’ok alla conversione dalla compagnia e quindi l’operazione può dirsi conclusa. Per quanto riguarda il Tier2 da 100 milioni, l’adesione di Unipol, che ne deteneva la maggior parte, nonché di altri obbligazionisti avrebbe portato, anche in questo caso, la percentuale oltre il 75%. Resta il Tier2 da 200 milioni; ma anche questo, secondo fonti finanziarie, sta riscuotendo un buon successo di adesione.
Tanto che l’operazione di Lme, a quanto risulta, potrebbe dirsi portata a termine positivamente già nella prima fase, che si è conclusa ieri. Anche se il termine per l’adesione volontaria alla conversione delle quattro tranche di obbligazioni subordinate è il 18 ottobre. Chi ha aderito entro ieri, comunque, ha potuto ottenere il prezzo di scambio pieno.
Cominciano, quindi, a sistemarsi alcuni tasselli del piano di rafforzamento di Carige, che comprende anche le dismissioni e la vendita della tranche da 1,4 miliardi di crediti deteriorati che dovrebbe definirsi entro metà novembre.
Il piano si completa, poi, con l’aumento di capitale da 560 milioni, dei quali 500 in azioni e 60 tramite conversione di obbligazioni. Sul piano (sostenuto da Credit Suisse e Deutsche Bank) regna così ora un “cauto ottimismo”.
Per quanto riguarda l’immobile Carige in Corso Vittorio Emanuele a Milano, il pezzo forte delle cessioni di Carige, sembra a un passo dalla vendita. A contenderselo secondo quanto risulta al Sole 24 Ore sarebbero in due: da una parte il gruppo Colella di Napoli, imprenditore privato che starebbe già parlando con le banche per il finanziamento, e dall’altra Antirion, la Sgr dove il principale sottoscrittore dei fondi è l’Enpam. Nunzio Colella è il fondatore del gruppo Capri, tra le prime aziende italiane nel settore dell’abbigliamento fast fashion con i marchi Alcott e Gutteridge. E secondo i rumors sarebbe favorito per l’acquisizione .
L’immobile potrebbe passare di mano a un prezzo di 110 milioni di euro, quindi una cifra competitiva che progressivamente ha fatto uscire di scena gli altri principali player che hanno esaminato il dossier: da Bnp Paribas a Triuva fino a retailer come Inditex e Maramotti. A breve ci potrebbe essere una decisione di Carige assistito dall’advisor Jones Lang LaSalle.

Raoul de Forcade
Carlo Festa

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