C.T.U. in mediazione delegata: “si fa per risparmiare”

Questo è, in estrema sintesi, il principio sotteso ad un’ordinanza del Tribunale di Ascoli Piceno che, seppur non particolarmente recente (è stata emessa lo scorso 18 aprile 2017, nell’ambito di una causa civile intentata nei confronti di una banca per ottenere l’accertamento di presunti indebiti in conto corrente e la rideterminazione del relativo saldo), ancora oggi interessa i professionisti del diritto per la sua portata innovativa.

Il provvedimento, come anticipato, è stato disposto nel corso di un procedimento ordinario instaurato da una società di capitali nei confronti dell’istituto bancario del quale era correntista, istituto che, costituitosi in giudizio, aveva a sua volta proposto domanda riconvenzionale nei confronti della cliente al fine di sentirla condannare al saldo dell’esposizione debitoria portata dal conto corrente, mediante ordinanza ingiunzione, provvisoriamente esecutiva, ex art. 186-ter c.p.c.

Chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di ingiunzione dalla convenuta, all’esito dell’espletata trattazione scritta della causa, il Tribunale marchigiano ha negato l’emanazione del provvedimento in parola, osservando che il rapporto di dare-avere cui la stessa si riferiva era ancora oggetto di contestazione e ha confermato la già comminata sanzione prevista dall’art. 8, comma 4-bis, D.Lgs. 28/2010, in danno della banca, posta la mancata partecipazione di quest’ultima al tentativo obbligatorio di conciliazione promosso dalla correntista prima di adire l’Autorità Giudiziaria.

Nella medesima circostanza, il Giudice ha rilevato che la banca convenuta, avendo formulato domanda riconvenzionale “inedita”, nella fattispecie, fosse conseguentemente soggetta all’obbligo di incardinare una procedura di mediazione ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis, D.Lgs. cit. Per tale ragione, oltreché animato dall’intento di dar corso ad un secondo tentativo di conciliazione “utile” ai fini del pendente giudizio, lo stesso Magistrato, ritenendo comunque propedeutico alla decisione sottoporre il conto corrente contestato ad analisi tecnica contabile, ha fissato alle parti termine per avviare la mediazione delegata, invitando il Mediatore a nominare un professionista iscritto all’Albo dei C.T.U. per l’espletamento di consulenza d’ufficio.

Nella medesima ordinanza con la quale ha mandato alle parti di promuovere il predetto procedimento mediatorio, il Giudicante ascolano ha stilato anche i quesiti che il Mediatore, una volta interpellato ed acquisita la volontà dei contendenti di procedere oltre l’incontro programmatico, avrebbe dovuto deferire al nominando ausiliare.

A motivazione del provvedimento assunto, invero tutt’altro che comune, il Tribunale di Ascoli ha proferito: “non si può sostenere che lo svolgimento di un secondo procedimento di mediazione dopo l’esito infruttuoso del primo – peraltro per mancata partecipazione della banca chiamata – sia inutile e dispendioso, giacché esso avverrebbe sulla base di una circostanza sopravvenuta costituita dalla domanda di condanna dell’attore a favore del convenuto che potrebbe indurre lo stesso attore a riconsiderare la possibilità di una definizione transattiva della controversia. Del resto non viene neppure pregiudicato il principio di ragionevole durata del processo e di efficienza ed effettività della tutela giurisdizionale tenendo conto dei tempi certamente accorciati di redazione della C.T.U. tecnico contabile in sede di mediazione e di formulazione della proposta da parte del Mediatore a fronte dei tempi di definizione di un giudizio ordinario e ciò a tutto vantaggio della parte, specie convenuta, che ha interesse al conseguimento di somme il prima possibile da parte dell’attore”.

In questo modo, il Giudice ha inteso soddisfare, contestualmente, una duplice finalità, assecondando l’esigenza di ridurre i tempi processuali: vigilare sull’ottemperanza all’obbligo di tentare la conciliazione, a norma dell’art. 5 D.Lgs. cit., e far fronte all’istruttoria tecnica, valutata necessaria alla stregua delle difese spiegate dalle parti nei rispettivi atti costitutivi e nelle memorie ex art. 183, comma 6, c.p.c.

Tribunale di Ascoli Piceno, ordinanza del 18 aprile 2017 (leggi la sentenza)

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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