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Borse in altalena, Milano la peggiore

L’attesa sull’inflazione americana sta mettendo pressione alle Borse e ai titoli di Stato guidati dalle indicazioni sui prossimi movimenti dei tassi da parte della Fed. Wall Street, dopo un’apertura negativa, in serata ha rialzato la testa, troppo tardi per trascinare le Borse europee che hanno chiuso in territorio negativo. Piazza Affari è risultata la peggiore insieme a Madrid con l’indice Ftse Mib in ribasso dell’1,35%, dopo avere guadagnato lo +0,77% nella seduta di lunedì. Per placare la volatilità che ha contraddistinto i mercati nell’ultimo periodo, gli investitori si sono coperti buttandosi sui sicuri titoli di Stato facendo scendere il rendimento del Bund tedesco a 10 anni allo 0,74% dopo avere toccato il massimo la scorsa settimana a 0,81 per cento. Negli Usa, il Treasury a 10 anni si è portato al 2,84% dal 2,86% di lunedì.
Le parole rassicuranti del neo presidente della Fed, Jerome Powell sulla tenuta del sistema finanziario e sui tassi di interesse non hanno sortito effetti particolari sull’umore degli operatori concentrati sul dato dell’inflazione: un indicazione superiore alle previsioni potrebbe imprimere attese di un aumento dei tassi più veloce, così come è successo lo scorso 2 febbraio quando i dati sul mercato del lavoro fecero scatenare la prima ondata di sell off.
In Europa la settimana sarà condizionata dalle numerose aste in calendario nella zona euro, circa 20 miliardi di euro. Ad aprire le danze è stato il Tesoro italiano che ieri ha venduto 7,75 miliardi di euro di BTp a tre, 7 e 30 anni. Gli interessi degli investitori si sono concentrati sulla parte lunga della curva il cui prezzo di aggiudicazione al netto delle commissioni si è attestato 37 centesimi sopra i prezzi del secondario. La domanda sulla parte lunga della curva continua ad essere molto forte in quanto sono pochi i titoli in circolazione rientrando nella shopping list della Bce che costringe i trader a concentrarsi sul mercato primario.
La scadenza elettorale ormai alle porte, mancano poco più di tre settimane, non sembra al momento intimorire il mercato benché le elezioni italiane siano l’ultimo evento politico europeo destinato a mettere sotto pressione gli investitori: lo spread del BTp decennale sul Bund tedesco ieri si è fermato a 133,3 punti base sotto il livello di 187 di un anno fa. Il rendimento è al 2,11% contro l’1,5% del decennale spagnolo. Con l’approssimarsi delle elezioni, secondo le stime dei trader, il rendimento del BTp decennale potrebbe portarsi al 2,15-2,20% e lo spread a 150 punti base. Livelli che incorporano un certo grado di incertezza, ma escludono scenari peggiori con un governo anti-euro, sono i commenti prevalenti.
I titoli di Stato italiani, dunque, continuano a piacere agli investitori che ne apprezzano il grado di liquidità anche di fronte allo scenario della fine del Quantitative easing da parte della Bce. Acquisti che con il venire meno dell’azione di Eurotower potrebbero essere sostituiti dagli investitori, sempre alla ricerca di alti rendimenti.

Mara Monti

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