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Bollette a 28 giorni, stop ai rimborsi

Una notizia buona e una meno buona per i consumatori sulla vexata quaestio della fatturazione a 28 giorni nei servizi di tlc. La buona: il Tar ha dato ragione ad Agcom. Quindi nessun problema per il provvedimento con cui l’Autorità è intervenuta a marzo 2017 (delibera 121/17/CONS) per vietare la fatturazione a 28 giorni nelle offerte sul fisso e ibride.
La meno buona: per gli eventuali rimborsi bisognerà attendere almeno a ottobre. Su questo punto infatti il Tar del Lazio si è espresso con due ordinanze di accoglimento parziale delle richieste con le quali Wind Tre e Vodafone hanno contestato – chiedendone la sospensione dell’efficacia – le delibere dello scorso dicembre con cui Agcom le sanzionava per non aver seguito le indicazioni dell’Autorità. Oltre alla multa (1,16 milioni a testa) quelle delibere contenevano un meccanismo “ripristinatorio”: lo storno dalla prima “bolletta” emessa con cadenza mensile di quanto pagato in più dagli utenti per i giorni “erosi” a partire dal 23 giugno. A partire da quella data, infatti, le compagnie telefoniche avrebbero dovuto adeguarsi alle disposizioni Agcom. Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb (le compagnie colpire dal provvedimento Agcom) hanno però continuato ad andare avanti come se nulla fosse in attesa del responso del Tar.
Che ieri, quindi, se ha bocciato i ricorsi di Asstel e delle 4 compagnie telefoniche sulla delibera “madre” sui 28 giorni, ha invece accolto la sospensiva richiesta dalle telco su rimborsi che avrebbero significato esborsi per centinaia di milioni di euro visto che l’aumento su base annua con il passaggio alla fatturazione a 28 giorni è stato quantificato nel +8,6% per 1,19 miliardi.
Nel rinviare la questione dei “rimborsi automatici” alla discussione di merito con udienza già fissata per il 31 ottobre, il Tar del Lazio nelle due ordinanze riguardanti Wind Tre e Vodafone – ma a questo punto arriveranno anche quelle per Tim e Fastweb – ha ritenuto di sospendere il provvedimento «a prescindere da ogni considerazione sul merito» visto «che il carattere – allo stato – indeterminato della somma da corrispondere agli utenti» appare «in grado di incidere sugli equilibri finanziario-contabili della azienda; tenuto conto, altresì, della dedotta difficoltà per la medesima società di ripetere dai clienti le somme eventualmente corrisposte».
Insomma troppi soldi da mettere sul piatto ed eventualmente da richiedere indietro agli utenti in caso di vittoria. Tutto rinviato quantomeno a fine ottobre quindi, mentre Il decreto fiscale 148/2017 (poi convertito nella legge 172/2017) ha comunque messo uno stop alla fatturazione a 4 settimane per tlc e pay tv a partire da aprile. Uno stop che tuttavia ha nei fatti reso definitivo l’aumento dell’8,6%: fatturazione mensile, ma con lo stesso quantum.
Di certo ci sarà tempo in più per le telco, sebbene il Tar abbia sposato le tesi di Agcom sulla fatturazione a 28 giorni bocciando i ricorsi dei 4 operatori. Per le compagnie la delibera Agcom di marzo (con l’ordine di tornare alla fatturazione mensile) avrebbe violato la libertà d’impresa trasformando i prezzi in tariffe regolamentate dall’alto. Ora c’è da attendere le motivazioni, ma il Tar, su questo punto, è stato di diverso avviso.

Andrea Biondi

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