Siete qui: Oggi sulla stampa

Bollette a 28 giorni, alt del Tar ma niente rimborsi ai clienti

Nessun rimborso per gli utenti. E nessuna riduzione del costo della bolletta mensile. Suona quasi come una beffa la sentenza del Tar del Lazio che ieri ha accolto i ricorsi di Vodafone e Wind che di fatto sospendono l’obbligo di rimborsare i clienti per le bollette emesse dal 23 giugno 2017. L’autorità aveva disposto che gli operatori tornassero alla bollette a trenta giorni a partire da quella data. Entro fine febbraio il tribunale si esprimerà anche sui ricorsi di Telecom e Fastweb. Parallelamente il Tar ha respinto i ricorsi dei principali gruppi di tlc sulla fatturazione a 28 giorni: quella corretta, come da segnalazione già dell’Antitrust, è a trenta giorni. Ma attenzione, il costo finale per l’utente non cambia: a partire dal 5 aprile potrebbe semplicemente essere «spalmato» su un minor numero di scadenze, aumentando così la cifra mensile da pagare.

Prosegue intanto il piano di scorporo della rete di Telecom Italia, così come è emerso lo scorso 7 febbraio durante il confronto tra l’amministratore delegato del gruppo di tlc Amos Genish e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Un incontro in cui erano stati fissati i paletti principali per arrivare alla realizzazione dell’operazione che il mercato attende da anni, ma che ha creato non pochi malumori tra le file dei sindacati. Da qui la richiesta nei giorni scorsi di un ulteriore incontro tra le parti, dopo quello dello scorso gennaio. Obiettivo: capire se e come cambierà il perimetro aziendale.

Il confronto, avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri tra il numero uno di Tim e i segretari generali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom è durato oltre tre ore e ha segnato diversi punti fermi in vista del 6 marzo, giorno in cui si riunirà il consiglio Tim per il piano industriale. Nella stessa giornata dovrebbe essere posta la firma all’accordo che potrebbe portare allo scorporo della rete, con la creazione di una società al 100% controllata da Tim. «Il nostro progetto è un processo volontario», ha ribadito ieri Genish. Non solo: il debito, visto che la società sarà totalmente controllata, resterà in capo al gruppo.

Ma il tema dell’impatto sull’occupazione è centrale per i sindacati che sottolineano la necessità di coinvolgere governo e parti sociali. Genish ha chiarito che il perimetro non cambia rispetto a quanto già deciso: 4 mila prepensionamenti entro fine 2018 e oltre 2.500 uscite incentivate entro il 2020, oltre a duemila assunzioni da finanziare con solidarietà espansiva. Il percorso comunque è ancora lungo. Dopo il 6 marzo il progetto sarà presentato ufficialmente all’Agcom .

Maria Elena Zanini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Le aziende italiane del fintech fanno squadra e mettono insieme le forze dando vita a Fabrick, una p...

Oggi sulla stampa

Non aveva superato gli stress test della Federal Reserve e in molti avevano iniziato a disegnare una...

Oggi sulla stampa

Un solo “passaporto” per dare diritto a un’innovazione meccanica, a una soluzione farmacologic...

Oggi sulla stampa