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BancoBpm stringe sull’asta

Sarebbero almeno sette le offerte arrivate sul tavolo del BancoBpm per la valorizzazione di un maxi-pacchetto di Npl e per la vendita della maggioranza della piattaforma di gestione degli stessi crediti. Le offerte sarebbero arrivate da un consorzio formato da Tpg, Davidson Kempner Capital Management e Prelios (assistiti da Mediobanca e Rothschild), un’altra con Credito Fondiario ed Elliott (affiancati dagli advisor Goldman e da Cbre), poi DoBank-Fortress (con Citi), Varde assieme al servicer Guber, ma anche il colosso americano degli investimenti alternativi Cerberus (con Lazard e Vitale come consulenti), fino a Pimco affiancato a Phoenix Asset Management e una cordata tra Crc e il servicer Fire.
Le offerte sarebbero su perimetri differenti e ora sarà compito dei manager del BancoBpm e dell’ad Giuseppe Castagna (affiancato dagli advisor Deutsche Bank e Deloitte) di valutarle in base ai prezzi offerti, renderle confrontabili e far emergere i diversi vantaggi ottenibili per l’istituto.
BancoBpm avrebbe infatti studiato 3 possibili opzioni per ripulire il suo bilancio dei crediti problematici: si va dal caso base dei 3,5 miliardi, asticella necessaria per arrivare al target indicato alla Bce, fino allo smaltimento quasi totale, cioè 9,5 miliardi di euro. In quest’ultimo caso l’istituto avvierebbe una pulizia totale dei crediti cattivi nel bilancio della banca, ma nel contempo dovrebbe anche valutare gli impatti patrimoniali di una mossa simile. Del resto, sul tavolo resta anche il tema della sterilizzazione degli impatti delle cessioni di Npl sui modelli interni di valutazione del rischio di credito. Un dossier, questo, su cui la discussione è avviata con Francoforte, e da cui la banca attende un riscontro.
Ci sarebbe poi anche una soluzione intermedia a 8 miliardi di cessioni. Contemporaneamente sarebbe anche valutata la cessione della maggioranza della piattaforma. Ora il BancoBpm dovrebbe prendersi due settimane di tempo per decidere e scegliere eventualmente due consorzi con i quali portare avanti la fase finale del processo.
La strategia di BancoBpm segue quanto fatto nei mesi passati dalle maggiori banche italiane: IntesaSanpaolo con Intrum Iustitia e anche UniCredit, con quest’ultima capace – a fine 2016 – di prendere una decisione di pulizia radicale che successivamente ha portato all’aumento di capitale da 13 miliardi di euro perfezionato all’inizio del 2017.

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