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«Banche venete, riassetto in tre mesi»

Entro il primo trimestre del 2017 puntiamo a tirare le somme del riassetto avviato e prendere le decisioni per procedere con la fusione tra Popolare Vicenza e Veneto Banca». Il giorno dopo la presentazione del piano di ristoro ai vecchi clienti-soci, più correttamente definibile come un «bonus» dato che le azioni resteranno nella disponibilità degli attuali soci, il nuovo numero uno di Popolare Vicenza e Veneto Banca Fabrizio Viola appare determinato nel procedere a spasso spedito col tentativo di salvataggio-rilancio del gruppo.
Entro fine mese sarà varato il piano di fusione, concordato con l’azionista dei due istituti (il fondo Atlante) e da sottoporre all’approvazione della Bce. Poi a febbraio i due istituti procederanno all’approvazione dei bilanci 2016, in cui è prevedibile che le due banche aumenteranno gli accantonamenti a copertura dei crediti in sofferenza generando nuove perdite nei conti. A quel punto sarà chiaro, a quanto ammonterà il fabbisogno di capitale necessario per continuare a operare. Si vedrà se il fondo Atlante, che attraverso Atlante 2 dovrebbe intervenire per rilevare gli Npl, avrà ancora risorse da investire in conto capitale. E partirà la ricerca di investitori disponibili a credere nel progetto. Un tour de force che, secondo lo stesso Viola «a oggi non ha un esito scontato. Ma se ho accettato questa sfida, è perché credo che una possibilità concreta ci sia. E mi impegnerò a fondo perché l’esito positivo diventi realtà». La premessa perchè il rilancio di Popolare Vicenza e Veneto Banca diventi possibile, o quantomeno possa partire, è che i soci-clienti accettino la proposta di transazione dei due istituti, rinunciando alle cause legali che potrebbero valere tra i 3 e i 4 miliardi. Se l’ombra delle litigations non dovesse scomparire, le due banche – già oggi a corto di capitale – andrebbero in default. Un intervento dello stato diventerebbe inevitabile ma, secondo le regole europee del burden sharing, senza alcuna tutela certa per gli azionisti che, come dimostra il caso Mps, non possono essere indennizzati a differenza degli obbligazionisti.
Il dilemma dei 170.000 clienti-soci di Veneto e Vicenza è destinato a decidere le sorti dei due istituti. Proseguire nelle cause legali per tentare di riavere il 100% dell’investimento tra qualche anno, sempre che le due banche siano ancora solventi? O accettare il bonus del 15% che la banca propone! arricchito da una proposta commerciale ad hoc e mantenendo le azioni che in futuro potrebbero consentire di partecipare alla rivalutazione dei due istituti? Ieri sono arrivate le prime adesioni, ma molte associazioni dei consumatori invitano a resistere. Alla fine, le scelte saranno individuali come è giusto che sia quando contano le ragioni del portafoglio. Tra due mesi, quando scadrà’ l’offerta, si capirà quale sarà il destino delle due ex popolari venete.

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