Siete qui: Oggi sulla stampa

Bancarotta impropria se le poste incrementano il rosso aziendale

A far scattare la bancarotta impropria da reato societario non basta che l’amministratore sia consapevole del falso in bilancio, oltre che del «rosso» dell’azienda, ma bisogna dimostrare davanti al giudice che le poste mendaci inserite nell’attivo dello stato patrimoniale hanno incrementato il passivo della compagine poi fallita. È quanto emerge dalla sentenza 6554/18, pubblicata il 9 febbraio dalla quinta sezione penale della Cassazione.

Perdite da perdite – Accolto il ricorso dell’amministratore senza delega della società, mentre il sostituto procuratore generale ha concluso in modo parzialmente difforme. È vero, la bancarotta impropria si configura anche se le esposizioni fasulle nel bilancio finiscono soltanto per aggravare il dissesto, invece che determinarlo (entrambe le circostanze rientrano nell’evento tipico della fattispecie delittuosa). L’elemento soggettivo del reato, poi, ha una struttura complessa: ci sono il dolo generico, cioè la rappresentazione del falso in bilancio; quello specifico, vale a dire il profitto ingiusto; il dolo intenzionale dell’inganno dei creditori. Ma a ritenere integrato il dolo generico non basta la semplice violazione delle norme sulla tenuta dei bilanci aziendali, che da sola non implica la volontà di proseguire l’attività d’impresa occultando le perdite senza ricorrere alla ricapitalizzazione in alternativa alla liquidazione. È invece necessario accertare una volontà protesa al dissesto, senza che sia necessaria l’intenzionalità del default dell’azienda: l’amministratore deve quindi essere consapevole che la sua condotta probabilmente riduce la garanzia per i creditori. Insomma: bisogna dimostrare il nesso causale fra le singole falsificazioni del bilancio e il dissesto della società o il relativo aggravamento. E dunque i pm devono riuscire a provare al giudice che non solo le perdite sono state occultate nel bilancio per evitare gli adempimenti previsti dagli articoli 2446 e 2447 Cc, ma anche che la falsa rappresentazione ha generato perdite ulteriori. Nel nostro caso la motivazione della condanna è carente e le lacune spiegano i loro effetti anche sotto il profilo dell’elemento soggettivo del reato. Parola al giudice del rinvio.

Dario Ferrara

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Lo scorso anno Google ha smesso di "leggere" le e-mail dei suoi 1,4 miliardi di utenti a scopi pubbl...

Oggi sulla stampa

I concordati preventivi in continuità aziendale “indiretta” sono equiparati a quelli liquidator...

Oggi sulla stampa

Dopo un percorso parlamentare tormentato da scontri, ostruzionismi e occupazioni di Aule e commissio...

Oggi sulla stampa