Bancarotta fraudolenta e destinazione dei beni societari

Perché sussista bancarotta fraudolenta patrimoniale e non preferenziale è sufficiente la coscienza e volontà di dare ai beni societari una destinazione diversa da quella tesa al soddisfacimento della massa dei creditori, unita all’assenza di una dimostrazione della riconducibilità dei pagamenti all’attività della società decotta.

Corte di Cassazione, V Sezione Penale, sentenza n. 1802 del 16 Gennaio 2017

La Corte d’appello di Roma confermava parzialmente la sentenza di Prime Cure prosciogliendo l’imputato per le ipotesi di bancarotta preferenziale e mantenendo ferma la condanna per i delitti di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale aggravati.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato deducendo, con il primo motivo di doglianza che qui interessa violazione di legge e omessa o illogica motivazione in merito alla affermazione della propria penale responsabilità, come fatti di bancarotta per distrazione, di due pagamenti che avrebbero dovuto essere ricompresi nell’ipotesi di bancarotta preferenziale per la quale era intervenuto il proscioglimento.

Riteneva il Supremo Collegio di dover rigettare l’intero ricorso stabilendo, in ordine al motivo di doglianza de quo, come ai fini della configurabilità del reato di bancarotta preferenziale sia necessario l’elemento oggettivo dato dalla violazione della “par condicio creditorum” nella procedura fallimentare e quello soggettivo del dolo specifico costituito dalla volontà di recare un vantaggio al creditore soddisfatto, con l’accettazione della eventualità di un danno per gli altri, con la conseguenza che la condotta illecita non consiste nell’indebito depauperamento del patrimonio del debitore ma nell’alterazione dell’ordine di soddisfacimento dei creditori stabilito dalla legge.

Nel caso di specie, con accertamento in punto di fatto da parte della Corte territoriale -incensurabile in sede di legittimità- si è affermato come non sia stata fornita alcuna dimostrazione della riconducibilità di tali pagamenti all’attività della società fallita ma in ogni caso, al di là della fondatezza di quanto affermato, “quello che rileva, con assorbente considerazione è, da un lato, l’inesistenza della coscienza e volontà di ledere la par condicio creditorum neppure asserita dalla difesa bensì, d’altra parte, la contiguità temporale dei pagamenti con la dichiarazione di fallimento, il prelevamento delle somme dal conto corrente della società e di conseguenza la semplice coscienza e volontà di dare ai beni societari una destinazione diversa da quella tesa al soddisfacimento della massa creditoria.”.

Tutte situazioni riconducibili ad un’ipotesi di bancarotta fraudolenta per distrazione piuttosto che ad una bancarotta preferenziale.

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com

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