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Avvocati, i minimi tariffari non vanno in soffitta

Tariffe minime evergreen per i professionisti. A quasi undici anni dalla prima abolizione dei vincoli tariffari contenuta nel decreto Bersani del 2006 e ribadita dal dl Liberalizzazioni del 2012, infatti, il riferimento alle tariffe professionali non è mai andato in soffitta. Da ultimo, è il Tar Sicilia a stabilire che il compenso previsto per un avvocato, se «molto al di sotto dei minimi tariffari», è lesivo del decoro e del prestigio della professione. In particolare, si tratta della sentenza della sezione terza (ricorso n. 2764/2015), su un ricorso presentato dall’Ordine degli avvocati di Gela contro il comune per una delibera di approvazione di un avviso pubblico esplorativo per l’individuazione di tre avvocati, per l’affidamento degli incarichi professionali da costituirsi in associazione temporanea di scopo. Ritenendo l’avviso lesivo del decoro, del prestigio e dell’autonomia degli avvocati, nonché dell’ordinamento forense, l’Ordine, con nota del 3 settembre 2015, aveva chiesto il ritiro in autotutela della delibera. Il comune aveva però riscontrato negativamente tale istanza, affermando che il proprio operato era legittimo. Tra i motivi del ricorso, il Coa faceva riferimento in particolare al compenso pari a 20 mila euro per ciascun avvocato, oltre l’80% delle spese di soccombenza e il 5% sulla differenza tra la somma richiesta e quella liquidata nelle mediazioni, considerato irrisorio rispetto alla mole del contenzioso che gli avvocati avrebbero dovuto gestire, stimato in un valore pari a 10,7 milioni di euro per il 2014 e in 4,2 milioni per il primo semestre del 2015. Tesi confermata dal Tar, che ha stimato come «veramente esiguo» il compenso degli avvocati per singola causa giudicandolo lesivo del decoro e del prestigio della professione. Inoltre, secondo il Tar, appare fondato anche il motivo con cui l’Ordine di Gela deduce che sarebbe illegittima la previsione della preclusione del conferimento degli incarichi ai soggetti che: rivestono incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici o organizzazioni sindacali; hanno rapporti continuativi di collaborazione o consulenza con tali organizzazioni; hanno avuto simili rapporti nei tre anni precedenti. Si tratta, infatti, si legge nella sentenza, di una disposizione discriminatoria che, oltre a non rispondere ad alcun interesse pubblico meritevole di tutela, si pone nettamente in contrasto con il diritto di ciascun avvocato di associarsi a un partito politico o svolgere attività sindacale. Infine, il Tar accoglie anche il motivo aggiunto con cui si deduce che con la delibera di individuazione dei professionisti sarebbero state illegittimamente previste delle condizioni diverse rispetto a quelle di cui all’avviso. Il riferimento, in particolare, è alle seguenti previsioni: facoltatività dello svolgimento dell’incarico all’interno degli uffici comunali; possibilità di rinuncia anticipata; liquidazione dei compensi in caso di prosecuzione dell’attività oltre la durata del disciplinare.

Gabriele Ventura

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