• Titoli di credito / Giurisprudenza

      Oneri della banca in caso di smarrimento o furto di assegni

      23 maggio 2013
    • Scambio di informazioni totale

      Via libera dal 1° gennaio 2015 allo scambio automatico delle informazioni sui conti bancari e su tutti gli altri asset finanziari. E questo, indipendentemente dalla conclusione di negoziati con la Svizzera e con gli altri paesi Paesi del Vecchio continente che continuano a proteggere il segreto bancario (Liechtenstein, Monaco, San Marino e Andorra).

      Si è concluso con un successo a tutto tondo il vertice dei capi di Stato e di governo dei Paesi europei riuniti ieri a Bruxelles grazie al voto positivo estorto ad Austria e Lussemburgo, unici Paesi del blocco Ue a porre ancora il veto alla cancellazione del segreto bancario. «La Commissione intende proporre, a giugno, modifiche alla direttiva relativa alla cooperazione amministrativa affinché lo scambio automatico di informazioni includa tutte le forme di reddito», si legge nel documento finale predisposto dal Consiglio europeo che ha lodato lo sforzo mostrato da Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna per mettere in piedi un sistema di condivisione dei dati fiscali «A livello internazionale, basandosi sui lavori in corso nell’Unione europea e sfruttando lo slancio impresso di recente dall’iniziativa di un gruppo di Stati membri, l’Europa svolgerà un ruolo chiave nella promozione dello scambio automatico di informazioni come nuova norma internazionale», hanno spiegato i leader europei accogliendo con favore gli sforzi messi in atto in sede di G8, G20 e Ocse per sviluppare una norma condivisa su scala globale. Non solo. A seguito dell’accordo raggiunto il 14 marzo scorso in sede Ecofin sul mandato per migliorare le intese fiscali con Svizzera, Liechtenstein, Monaco, Andorra e San Marino, il Consiglio Ue ha stabilito inoltre che i negoziati con i cinque Paesi coinvolti inizieranno il prima possibile per assicurare l’applicazione, in queste giurisdizioni, di misure equivalenti a quelle in vigore nell’Ue. «Prendendo nota del consenso sull’ambito di applicazione della direttiva riveduta sulla tassazione dei redditi da risparmio, il Consiglio europeo ne ha chiesto l’adozione entro la fine dell’anno», hanno tagliato corto i leader del Vecchio continente estorcendo un voto positivo a Vienna e al Granducato. Non solo. Per combattere l’evasione, le frode fiscali e lottare contro il riciclaggio in futuro dovrà essere identificato il titolare effettivo, anche per quanto riguarda le imprese, i trust e le fondazioni. A questo scopo, i leader hanno auspicato l’adozione della revisione della terza direttiva antiriciclaggio entro la fine dell’anno. Novità in arrivo anche sul fronte dell’Iva. Per contrastare le frodi in materia di imposta sul valore aggiunto, i leader riuniti ieri a Bruxelles hanno stabilito che, al più tardi entro la fine di giugno 2013, dovranno essere adottate le direttive sul meccanismo di reazione rapida e sul meccanismo di inversione contabile. Non solo. Saranno portati avanti i lavori relativi alle raccomandazioni della Commissione in materia di pianificazione fiscale aggressiva e di trasferimento degli utili. Mentre entro la fine dell’anno, la Commissione Ue dovrà presentare una proposta di revisione della direttiva sulle società madri e figlie per procedere al riesame delle disposizioni antiabuso della normativa comunitaria. Infine, per rendere più efficace il sistema tributario dei Paesi membri, i leader Ue hanno sottolineato la necessità di lavorare sul rafforzamento del codice di condotta sulla tassazione delle imprese.

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    • Unico, rinvio più lontano

      Nessuna proroga in vista per gli studi di settore. L’iter di definizione della procedura è a buon punto e non si profila la necessità di un rinvio della scadenza del prossimo 16 giugno. È quanto emerge, in sostanza, dalla risposta fornita ieri dal ministero dell’Economia all’interrogazione presentata dal vicepresidente della commissione Finanze della Camera, Enrico Zanetti (Scelta civica).
      Nell’interrogazione, in particolare, si chiedeva di sapere quando saranno disponibili gli aggiornamenti dei software degli studi di settore per la compilazione di Unico 2013. In caso di ritardo, inoltre, si chiedeva – «al fine di evitare le problematiche intercorse negli anni pregressi» – una proroga della prossima scadenza del 16 giugno 2013 per il pagamento delle imposte dovute a saldo per il 2012 e l’eventuale prima rata di acconto per il 2013.
      Ministero e agenzia delle Entrate hanno ricordato come, tenuto conto delle indicazioni delle Sose e del parere della Commissione degli esperti per gli studi di settore arrivato il 4 maggiO, sia stato già predisposto il decreto ministeriale(che attende la firma del ministro dell’Economia e la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale») di approvazione della “revisione congiunturale speciale” per il periodo d’imposta 2012 e siano stati elaborati i correttivi applicabili a tutti i 205 studi di settore in vigore. A breve si procederà ad approvare (con provvedimento del direttore dell’Agenzia pubblicato sul sito internet) i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi 2012. Contemporaneamente, sempre sul sito delle Entrate sarà diffuso il software Gerico 2013, contenente, tra l’altro, i 68 studi di settore evoluti approvati con i decreti ministeriali del 28 dicembre scorso, gli adeguamenti alle modifiche approvate con i decreti ministeriali del 21 e 28 marzo 2013 nonché i correttivi per assorbire l’effetto della congiuntura economica negativa. Quest’ultima modifica è indispensabile poichè «senza la previsione degli specifici fattori correttivi individuati nella “revisione congiunturale speciale” potrebbe determinare una sovrastima dei ricavi o compensi attribuibili ai contribuenti». L’agenzia delle Entrate sottolinea, ancora, di aver reso disponibile una prima versione beta del software Gerico a marzo con le rettifiche approvate fino a quel momento e, successivamente, il 16 maggio 2013, una versione beta “completa”. Anche i modelli degli studi di settore, in versione bozza, sono già disponibili sul sito.
      Tutto precede secondo i programmi, dunque. Circa l’opportunità di una proroga dei versamenti, che comprendono anche l’adeguamento alle risultanze degli studi di settore, previsti per il prossimo 16 giugno 2013, l’Agenzia rileva perciò «che la questione attiene a decisioni di carattere politico che tra l’altro, debbono tener conto delle implicazioni in termini di gettito erariale».
      «Prendo atto della risposta che il ministero dell’Economia ha delegato all’Agenzia. Tra un rinvio normativo e l’altro, in perfetto burocratese spinto – osserva Zanetti – sembrerebbe voler dire che tutto procede secondo i piani. Staremo a vedere, perché tutti gli ultimi anni hanno dimostrato l’esatto contrario. Se alla fine ci si ridurrà anche questa volta con proroghe dell’ultimo minuto, sarà doppiamente ingiustificato e ingiustificabile».
      La Commissione Finanze della Camera ha anche approvato all’unanimità una risoluzione che chiede al Governo di impegnarsi per mettere a punto nuove norme su Equitalia. La risoluzione che aveva come primo firmatario il presidente, Daniele Capezzone (Pdl), tra le altre cose, evidenzia l’opportunità che siano escluse l’espropriazione e l’ipoteca sulla prima casa e sia prevista la pignorabilità solo su un quinto (non oltre) dei beni utilizzati per attività imprenditoriale e professionale, siano sospese le rate per 6 mesi per i debitori in difficoltà e sia abolito l’aggio. «Oggi la Commissione Finanze ha scritto una pagina importante in materia di riscossione – spiega Capezzone – per un verso assicurando doverosamente l’efficienza del sistema, e per altro verso indicando al Governo alcuni binari di intervento nella direzione di un fisco finalmente amico e rispettoso degli italiani».

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    • In Italia il record di giovani inattivi Ma le famiglie restano ottimiste

      Siamo in crisi. In linea con l’Europa. E anche con tutto il resto del mondo, nel 2012 la crescita del prodotto mondiale è infatti passata dal 4% al 3,2%, come certifica l’Istat nel suo rapporto annuale (presentato ieri) dove spiega che in Italia nel 2012 il Pil ha avuto una flessione del 2,4%, dovuta principalmente ad una riduzione della domanda interna. Ma, aggiunge l’Istat: la domanda estera netta non solo ha tenuto nell’anno appena passato, in realtà ha anche fornito un contributo positivo all’attività economica interna.
      Siamo in crisi. Ma siamo felici e incredibilmente ottimisti. Quasi un giovane su quattro (ovvero 2,2 milioni, record europeo) è precipitato in quella categoria definita con il neologismo dei neet, ovvero di quelli che nè studiano nè lavorano. In generale, poi, è un italiano su quattro a vivere in condizioni di grave disagio economico. Eppure il livello di soddisfazione degli italiani nei confronti della propria famiglia, della rete delle amicizie e persino dello stato della propria salute è in aumento nel 2012. I più ottimisti sono proprio (e fortunatamente) gli italiani più giovani.
      Davvero: a leggere le tabelle che sono nell’ultima parte del rapporto dell’Istat, quelle dove viene realizzato un focus sul punto di vista dei cittadini, si riesce ad intravedere una luce in fondo a questo orribile tunnel. Un ottimismo che non sembra dover andare troppo lontano.
      Eccoli, infatti, i numeri della speranza: i giovani fino a 34 anni sono indubitabilmente quelli più colpiti da questa brutta crisi, eppure quasi uno su due (il 45%) è convinto che la propria situazione migliorerà.
      In generale, poi, è superiore il numero degli italiani che pensa che il proprio futuro migliorerà a breve (il 24,6%) in confronto a quelli che sono convinti che sarà peggiore (23,5%)
      Ma non solo. Ecco, altre cifre con le quali il rapporto dell’Istat certifica la potenza degli affetti, delle reti affettive, relazionali, familiari: se nel 2011 era infatti il 34,7% delle persone con più di 14 anni che si dichiarava soddisfatto delle proprie relazioni familiari e amicali, nel 2012 sono diventate il 36,8%.
      Ed è aumentata anche la soddisfazione nei confronti della propria salute (l’80,8% si dichiara soddisfatto, a dispetto di una età italiana che ha il record europeo della vecchiaia).
      Gli italiani, ci dice l’Istat, sono sempre più soddisfatti anche per l’impiego del proprio tempo libero, i «molto soddisfatti» sono infatti passati da 13,4% al 15,6%. La potenza dell’italianità.
      Siamo in crisi. Le cifre dell’Istat lo certificano in tutti i campi dell’economia e nel mondo del lavoro ci dicono che ci sono oltre 6 milioni di persone che cercano un’occupazione e la cercano da almeno un anno. Intanto però, in parallelo, nel 2012 sono aumentati i contratti a termine (3,1%) ed i lavoratori a tempo parziale (+4,1%) e ci sono ben 200 mila imprese (il 12% del totale) che raggruppano oltre 3 milioni di dipendenti ed esprimono dinamismo e una comprensibile fiducia per il futuro.
      C’è un altro dato in crescita nel rapporto dell’Istat (in un mare magnum di segni negativi): quello dell’occupazione femminile. Soprattutto dell’occupazione delle donne con più di cinquant’anni e delle donne straniere.

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    • Gratuito patrocinio, linea dura

      Per l’accesso al gratuito patrocinio non basta una dichiarazione sostitutiva, serve la certificazione consolare sui redditi prodotti all’estero. Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma mostra il pugno di ferro sulle istanze dei richiedenti la protezione internazionale e inanella una lunga serie di rigetti.

      La prassi in uso nel tribunale romano ha sollevato un coro di proteste da parte delle associazioni che si occupano di diritti degli stranieri e tutela dei diritti umani. Una prassi «illegittima», secondo il cartello di sigle capeggiato da Asgi, Save the Children Italia e Consiglio italiano rifugiati, che ha inviato una lettera ai ministri della Giustizia, degli Interni e degli Affari esteri, nonché al Consiglio nazionale forense, per richiamare all’ordine (è proprio il caso di dirlo) il consiglio capitolino.

      Lo scontro nasce dall’interpretazione delle norme dettate in materia di accesso al patrocinio a spese dello Stato.

      L’art. 79, comma 2, del dpr 115/2002 (il Testo unico in materia di spese di giustizia) prescrive che i cittadini extracomunitari alleghino all’istanza di ammissione al beneficio una certificazione dell’autorità consolare, che attesti la veridicità delle dichiarazioni in merito ai redditi prodotti in patria. Dal combinato disposto dell’art. 94, comma 2, del Testo unico citato e del dlgs n. 25/2008 si evince che, in caso di impossibilità a produrre la documentazione in questione, l’istante possa sostituirla con una dichiarazione sostitutiva di certificazione, in modo da impugnare giudizialmente i dinieghi alle richieste di riconoscimento della protezione internazionale, emessi dalle competenti commissioni territoriali.

      Già lo scorso mese di gennaio l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva risposto ad un quesito sul punto, avanzato proprio dall’ordine romano. Il parere fornito dall’Unhcr, tuttavia, non deve aver convinto del tutto i consiglieri capitolini, tanto da riproporlo al Ministero della giustizia. In attesa del responso, intanto, la stretta sulle domande continua. «Carenza di documentazione» è la motivazione addotta dal consesso degli avvocati, secondo il quale i richiedenti asilo potrebbero benissimo recarsi in ambasciata per ottenere la certificazione reddituale. Una soluzione, questa, che mal si concilia con la necessità che rifugiati e richiedenti asilo non abbiano contatti con le autorità dei paesi dai quali fuggono (si tratta di un principio di riservatezza sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951 oltreché dal dlgs n. 25/2008).

      Il caso romano, tuttavia, non è isolato. Già a Catania, lo scorso anno, il locale ordine degli avvocati aveva rigettato in massa le domande di accesso al beneficio, per la mancanza di documenti identificativi che non fossero gli attestati nominativi forniti dalla Questure al momento del riconoscimento. Anche a Bari, operatori e legali «migrantisti» lamentano la linea dura dell’ordine, fondata, in questo caso, sulla presunta infondatezza delle condizioni di indigenza rappresentate. Fronti migratori caldi, quelli etnei e pugliesi, per la presenza di affollati Cara, che sfornano domande di asilo in discreta percentuale non accolte. Non è da meno il distretto romano, dove i numeri legati al gratuito patrocinio vedono un graduale aumento delle domande e quindi della spesa per la liquidazione dei difensori designati. Numeri che forse influenzano un’interpretazione restrittiva delle norme in materia di accesso all’istituto, nato per garantire il diritto di difesa ai cittadini non abbienti.

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    • Un anno in trincea su debiti Pa e burocrazia

      Più liquidità alle imprese, strette nella morsa del credit crunch: una battaglia giocata su più fronti, primo fra tutti il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, con il decreto in via di approvazione al Senato. La sfida della produttività, per superare quel gap di oltre 20 punti che ci divide dalla Germania, spostando il baricentro sempre di più in azienda, come prevede l’accordo firmato a novembre dell’anno scorso, che detassa gli aumenti salariali che consentono all’impresa di essere più produttiva. Passando per il pressing su quella che Giorgio Squinzi ha sempre definito la madre di tutte le riforme: la semplificazione burocratica e normativa.
      Nel primo anno di presidenza di Confindustria, Squinzi si è impegnato a 360 gradi, con l’obiettivo di puntare alla crescita del paese e al rilancio del manifatturiero. Un impegno necessario, di fronte ai numeri della crisi: un Pil nel 2012 a -2,4% e una previsione sempre negativa anche per quest’anno.
      Li ha riepilogati ieri pomeriggio, in apertura dell’assemblea privata di Confindustria, facendo una sintesi del lavoro delle varie aree di competenza delle vice presidenze, con esplicito ringraziamento ai componenti della squadra. Una lunga analisi di tutte le questioni affrontate, dei risultati raggiunti e delle azioni ancora a metà strada, inciampate, come la delega fiscale, nell’ingorgo di fine legislatura ma su cui già si sta ricominciando a lavorare.
      «Serve un ripensamento della tassazione sulle imprese. È una battaglia fondamentale che stiamo combattendo», ha detto Squinzi ieri. Così come ha rassicurato i 3mila delegati che, davanti al presidente del Consiglio e agli altri ministri, nell’assemblea pubblica di oggi ribadirà «con determinazione» che devono essere restituiti alle aziende i fondi per la cassa integrazione. «Non si può pensare di attingere solo ed esclusivamente dalle risorse delle imprese», è la posizione di Squinzi, ricordando comunque che, grazie al pressing di Confindustria, il prelievo è stato inferiore del previsto e il governo si è preso l’impegno di assicurare entro la fine di agosto l’intera deducibilità dell’Imu dall’imposizione a carico delle imprese.
      Battaglie combattute dentro i confini, ma con lo sguardo rivolto anche all’Europa: da «europeista convinto», Squinzi in questi 12 mesi è volato spesso a Bruxelles, lavorando con i commissari europei perché si arrivi, accanto al «fiscal compact», anche ad un «industrial compact» per mettere crescita e manifatturiero al centro delle politiche europee, con l’obiettivo di portarne il peso al 20% del Pil. Industria, ma anche ambiente e un diverso assetto istituzionale della Ue, che porti verso gli Stati Uniti d’Europa. Ieri Squinzi si è anche complimentato con il past president, Emma Marcegaglia, per la nomina a presidente di BusinessEurope, le confindustrie europee.

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    • “Fiat, l’Italia non perderà 500 milioni di tasse”

      Fiat Industrial continuerà a pagare in Italia le tasse che ha pagato fino ad oggi. Dunque, dice un comunicato ufficiale del Lingotto, non è vero che il trasferimento del domicilio fiscale in Inghilterra, annunciato nei giorni scorsi, sottrarrà tasse all’erario italiano: «Si tratta di dichiarazioni e valutazioni completamente false», dice Industrial. Ma ora il governo italiano ha deciso di approfondire: «Ho chiesto agli uffici una relazione tecnica sul sistema fiscale di Industrial in Italia», dice il viceministro all’economia Stefano Fassina (Pd). Anche se, aggiungono al ministero, è assai probabile che Industrial abbia rispettato in tutti questi anni i criteri di legge che impediscono l’elusione. In particolare il principio che lega il pagamento delle tasse al radicamento delle diverse società sul territorio.
      La precisazione del Lingotto sul suo sistema fiscale arriva dopo due giorni di polemiche nate da un passaggio della relazione consegnata dalla società di Torino alla Sec, la Consob americana. La nuova Industrial, che nascerà dalla fusione con Cnh, sarà probabilmente quotata a Wall Street e manterrà la sede legale in Olanda. Ma, ecco la novità, potrebbe ottenere la residenza fiscale in Inghilterra. «In questo modo si sottrarranno centinaia di milioni al fisco dopo decenni di aiuti di Stato», il refrain degli esponenti dei partiti di ogni schieramento per tutta la giornata di ieri. Così a metà pomeriggio è arrivata la dichiarazione ufficiale.
      Nel 2012 Fiat Industrial ha pagato in tutto 536 milioni di euro in tasse. Ma la cifra è la somma aritmetica dei versamenti al fisco effettuati nei diversi Paesi dove hanno sede le società del gruppo. Circa 247 milioni sono andati all’erario Usa, dove Cnh ha gran parte delle sue attività; 59 milioni sono finiti ai Paesi dell’America Latina e 145 a quelli dell’Europa. Di questi, 27 milioni sono pagati all’erario italiano. Al calcolo delle tasse italiane si devono aggiungere i 28 milioni di Irap.
      Il trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna, sostengono al Lingotto, non modificherà per nulla i versamenti all’erario di Roma. Piuttosto
      si modificheranno quelli allo Stato olandese dove, ricorda la dichiarazione di ieri, «da molti anni Cnh ha sede legale». In futuro il trasferimento del regime fiscale a Londra finirebbe per lasciare ad Amsterdam le tasse legate alla sede legale (invariata) privando però l’Olanda di quelle legate al regime fiscale (vista l’opzione in favore di Londra). Per questo, dice Industrial, sarà necessario un accordo tra Olanda e Inghilterra. Il motivo della scelta del sistema fiscale inglese è quello di «mettere gli azionisti della nuova società sullo stesso livello dei concorrenti». A questa conclusione Torino è arrivata «esaminando i trattati bilaterali con doppia imposizione ».
      La vicenda della fusione di Industrial e Cnh è particolarmente studiata perché gli osservatori la considerano l’anticamera della fusione tra Fiat Auto e Chrysler. Ormai scontata la quotazione principale a Wall Street, restano da decidere la sede legale, il quartier generale e il regime fiscale. Anche qui il problema sarà vedere a quale erario finiranno le tasse della capogruppo nata dalla fusione tra Torino e Detroit.

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    • Tronchetti-Malacalza nuovo duello su Camfin

      Proprio nel momento in cui l’accordo sembrava vicino, la tensione tra Marco Tronchetti Provera e Vittorio Malacalza torna a salire. Oggi era in programma un incontro per definire i termini del divorzio tra i due ex alleati. Un vertice decisivo, non solo per la separazione ma soprattutto per l’avvio della manovra di riassetto dell’intera filiera societaria della Pirelli, a cui Tronchetti sta lavorando con Intesa Sanpaolo, Unicredit e il fondo Clessidra.
      L’appuntamento è stato annunciato ieri da Mtp spa e Mtp Partecipazioni, le due casseforti del presidente della Pirelli, con una nota in cui hanno dato conto di aver «invitato Malacalza Investimenti a un incontro, da tenersi il giorno 23 maggio» per stabilire i termini della «definitiva e completa separazione delle rispettive partecipazioni in Gpi spa, come richiesto dalla stessa Malacalza Investimenti srl». Gpi è la scatola partecipata dai due soci a cui fa capo il controllo di Camfin e a cascata di Pirelli.
      L’invito è stato respinto. «I tempi della soluzione prospettata — hanno comunicato da Genova —, la sua concomitanza con l’operazione prospettata dalla stampa che — nei contorni descritti — snatura la nostra partecipazione industriale in Camfin» ha indotto la famiglia genovese a «non accogliere l’invito». Nella replica i Malacalza parlano anche di «ulteriori condizioni poste nella comunicazione separata inviataci via fax oggi da Marco Tronchetti Provera (condizioni curiosamente non citate nel suo comunicato)» di cui però non si conoscono i dettagli.
      Dunque per il momento non c’è alcun accordo da discutere. E, di conseguenza, il piano di riassetto entra in stand-by nonostante Intesa, Unicredit e Clessidra abbiamo di fatto trovato l’accordo per costituire la newco da cui partirebbe la riorganizzazione, in cui rientra anche un’offerta ai soci di minoranza di Camfin. Perché il progetto possa partire serve però che i Malacalza escano dalla cassaforte.
      Il rifiuto dei genovesi non è rimasto senza risposta. In serata le due holding di Tronchetti hanno replicato dicendosi «non solo stupiti ma francamente attoniti» dal rifiuto opposto da Malacalza «in palese contrasto con il comportamento che avete mantenuto a partire dal 31 ottobre 2012 e con le richieste che avete formulato». Richieste che riguardano il trasferimento del 13,2% di Camfin alla famiglia genovese, che per quella quota aveva chiesto, senza successo, il sequestro in Tribunale. «Siamo pronti a consegnarvi n. 103.459.256 azioni Camfin spa» ha affermato Tronchetti nella replica, «senza condizioni di sorta», spiegando di aver anche formulato «una offerta di “valorizzazione”» e quindi di essere pronto a ricomprare le azioni. Quindi ha rinnovato l’invito «all’incontro già proposto, stesso luogo e ora». I Malacalza sono in tempo per cambiare idea, anche se la possibilità appare remota. La parola quindi torna agli avvocati.

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    • Belpaese delle liti

      Tasso di litigiosità doppio rispetto alla Germania. Un processo penale che dura due volte di più di quanto dura in Spagna. Un processo civile che sfiora la durata media dei dieci anni. Questi sono i dati impietosi, raccolti dal Senato in un suo dossier, che indicano, numeri alla mano, come sia al collasso la nostra giustizia, sia civile che penale.

      Entriamo ora nel dettaglio di dati, cifre e numeri. Nel 1980 le spese per la giustizia rappresentavano lo 0,85% del bilancio dello Stato, oggi sono salite sino all’1,30%. Nel 2006 erano l’1,70%. Quindi sono in progressivo calo dalla metà degli anni duemila. Nel 1980 le spese per l’amministrazione penitenziaria rappresentavano il 45,1% delle spese per la giustizia. Oggi sono scese di parecchio e viaggiano intorno al 38%. Nel 1989 erano addirittura il 47,5%, ovvero quasi la metà delle spese della giustizia. Si tenga conto inoltre che allora i detenuti erano la metà di quelli attuali. I magistrati erano 6.661 nel 1980. Sono oggi 8.878. Erano invece 2.322 nel 2007 i giudici di pace. Sono oggi 2.261. Erano 4.118 nel 2003. L’organico dovrebbe essere di 4.700 unità. La polizia penitenziaria è composta oggi da 40.090 unità contro le 28.035 del 1990, e le 16.747 del 1980. Gli agenti di polizia penitenziaria sono cresciuti alla stessa velocità dei detenuti. Questi erano 29.682 nel 1980. Un numero analogo era nel 1989, ovvero 29.157. Oggi sono 65.905. Frutto anche del fatto che dal 1991 in poi non vi sono più state amnistie. Veniamo ora al numero totale e alla durata dei processi. Nel 1980 vi erano 1.310.080 procedimenti civili pendenti nel primo grado di giudizio. In trent’anni sono praticamente raddoppiati. Quasi un milione e mezzo sono oggi i procedimenti civili pendenti davanti ai giudici di pace. Un procedimento civile ha la seguente durata media: 1.105 giorni davanti alla Corte di cassazione; 1.060 giorni davanti alla Corte di Appello; 627 giorni davanti al tribunale dei minorenni; 470 giorni davanti a un tribunale ordinario; 376 giorni davanti a un giudice di pace. Per ottenere un divorzio giudiziario ci vogliono davanti alla Corte di appello 485 giorni; 294 giorni per una separazione consensuale; 994 giorni per chiudere cause previdenziali; 1.604 giorni per liti ordinarie ad esempio di condominio; 227 giorni per ricorsi in tema di immigrazione; 578 giorni per danni risarcitori relativi a circolazione stradale; 383 giorni per ottenere una adozione internazionale; 1.103 giorni per conseguire il placet a una adozione nazionale. La durata media dei tre gradi di procedimento civile è addirittura di 3.834 giorni, ovvero pari a oltre 10 anni. Nel 1980 i procedimenti penali di primo grado pendenti erano 1.374.272. Oggi superano i 5 milioni. Nel 1980 erano 90.792 i procedimenti penali pendenti in appello. Oggi sono oltre 250 mila, mentre sono 157.180 i procedimenti penali pendenti davanti a giudici di pace. La durata media di un procedimento penale è la seguente: 947 giorni davanti a una Corte di appello; 342 giorni davanti al tribunale ordinario di primo grado; 336 giorni davanti al tribunale dei minorenni; 245 giorni davanti a un giudice di pace. Di ben 1.351 giorni è la durata media di un procedimento penale composto da tre gradi di giudizio. Quasi cinque anni. Una durata doppia rispetto persino alla non veloce Spagna.

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    • Fattura elettronica al traguardo

      Conto alla rovescia per la fatturazione elettronica obbligatoria verso la pubblica amministrazione: con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 118 di ieri del decreto ministeriale 55 del 5 aprile sono operative le regole tecniche per la gestione dei processi di fattura elettronica verso le amministrazioni statali. La tempistica di decorrenza dell’obbligo è fissata in 12 mesi dall’entrata in vigore del regolamento per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza e assistenza sociale; in 24 mesi per le altre amministrazioni incluse nell’elenco Istat, a eccezione delle amministrazioni locali, per le quali la data di decorrenza sarà determinata con decreto del ministro dell’Economia, di concerto con il ministro per la Pubblica amministrazione, d’intesa con la Conferenza Unificata.
      Obblighi
      Il decreto permette quindi l’avvio a regime degli obblighi dettati dall’articolo 1, commi da 209 a 214 della legge 244 del 2007. Tutte le amministrazioni destinatarie non potranno né accettare le fatture emesse o trasmesse in forma cartacea né procedere al pagamento, neppure parziale, sino all’invio del documento in forma elettronica. I fornitori delle amministrazioni pubbliche dovranno invece gestire il proprio ciclo di fatturazione esclusivamente in modalità elettronica, non solo nelle fasi di emissione e trasmissione ma anche in quella di conservazione.
      Perimetro soggettivo
      Tra le pubbliche amministrazioni destinatarie di fatture elettroniche sono ricompresi tutti i soggetti anche autonomi che concorrono al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica definiti in ambito nazionale e che sono inseriti nel conto economico consolidato e individuati entro il 30 settembre di ciascun anno nell’elenco Istat. L’elenco è abbastanza corposo e comprende non solo amministrazioni centrali quali organi costituzionali e di rilievo costituzionale, presidenza del Consiglio dei ministri, ministeri e agenzie fiscali, ma anche enti di origine, natura e compiti alquanto diversificati tra loro. Si va dagli organismi regolazione dell’attività economica, come Aifa e Aran, agli enti produttori di servizi economici come Anas, Enac, Fit e Gruppo Equitalia, alle autorità amministrative indipendenti come Agcm, Avcp, Agcom, Aeeg e Garante per la protezione dei dati personali. L’obbligo grava anche su enti a struttura associativa come Anci, Upi e Unioncamere nonché su enti produttori di servizi assistenziali, ricreativi e culturali, quali Accademia della crusca, Cri, Coni e su enti di ricerca (Asi, Cnr, Enea, Infn, Ingv, Isfol e Ispra).
      Tra i primi destinatari dell’obbligo, e quindi tenuti a ricevere fatture elettroniche entro maggio 2014, e cioè entro 12 mesi dall’adozione del decreto, vi sono oltre ai ministeri e alle agenzie fiscali, gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale tra cui non solo Inpdap, Inail e Inps ma anche le casse dei professionisti, quali Cassa forense, Inarcassa, Cassa del notariato, dei dottori commercialisti e dei ragionieri e periti commerciali. Entro maggio 2015, l’obbligo sarà esteso a tutte le amministrazioni pubbliche indicate nell’elenco Istat. In ogni caso a decorrere dal termine di sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, il sistema di interscambio (Sdi) viene comunque reso disponibile alle amministrazioni che, volontariamente o sulla base di specifici accordi con tutti i propri fornitori, intendono avvalersene per la ricezione delle fatture elettroniche.
      Contenuto
      La trasmissione, anche per il tramite di intermediari, delle fatture in formato xml, avverrà attraverso il sistema di interscambio, gestito dall’agenzia delle Entrate che ha individuato in Sogei il soggetto tecnologico deputato alla sua realizzazione. Oltre alle informazioni obbligatorie per legge, sulla fattura trasmessa attraverso lo Sdi dovranno comparire le indicazioni sul soggetto trasmittente, con identificativo fiscale, progressivo di invio e numero di trasmissione, nonché sull’amministrazione destinataria, identificata con un codice.

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    • Finmeccanica, l’ad Pansa verso la conferma

      Alessandro Pansa verso la conferma alla guida di Finmeccanica. L’assemblea della holding pubblica dell’aerospazio e della difesa convocata per il 30 maggio, dovrebbe dare il via libera al bilancio 2012 e mantenere l’attuale amministratore delegato. Non è ancora chiara, invece, la scelta che il governo, attraverso l’azionista Tesoro che controlla il 30,2 per cento delle azioni, intende fare a proposito del presidente.
      Dopo la bufera giudiziaria che ha decapitato il vertice del gruppo con l’arresto di Giuseppe Orsi, all’epoca presidente e ad, per un presunto giro di tangenti da 51 milioni di euro per una commessa di dodici elicotteri in India (il 19 giugno comincerà il processo), l’esecutivo Monti promosse Pansa da direttore generale ad amministratore delegato e decise di affidare la funzione di presidente al vicepresidente, l’ex ammiraglio Guido Venturoni. Soluzione di transizione dettata dall’emergenza. Nel frattempo Orsi si è dimesso come il consigliere Franco Bonferroni, entrato nel cda di piazza Montegrappa in quota Udc e coinvolto in un’altra inchiesta giudiziaria. I due posti vacanti nel consiglio dovrebbero essere rimpiazzati. L’integrazione del consiglio di amministrazione
      è per ora nella bozza dell’ordine del giorno di convocazione dell’assemblea. C’è, però, un’altra ipotesi che si fa strada negli ambienti di governo: prendere tempo, un mese più o meno, prima di decidere l’insieme di nomine pubbliche che riguardano diverse aziende, da Finmeccanica alle Ferrovie fino a Invitalia e al fondo F2i. In sostanza — stando a queste indiscrezioni — il premier Enrico Letta e il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sarebbero orientati a fissare una serie di criteri e poi procedere alle nomine. Anche questo è uno degli effetti del voto che ha portato a una difficile coabitazione tra centrodestra e centrosinistra.
      In ogni caso due sono i candidati più gettonati per la presidenza di Finmeccanica: da una parte Giuseppe Zampini, attuale ceo di Ansaldo Energia, controllata da Finmeccanica; dall’altra Gianni De Gennaro, ex capo della polizia e nel governo Monti sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, ruolo affidato nel nuovo esecutivo al dalemiano Marco Minniti. La prima sarebbe di fatto una scelta interna (Zampini era nella terna, insieme a Orsi e Pansa, indicata all’epoca da Pier Francesco Guarguaglini per la sua successione) e con caratteristiche complementari rispetto a quelle di Pansa che è uomo formatosi nella finanza mentre Zampini è manager “industrialista”. De Gennaro ha le competenze per operare in un settore delicato come quello della difesa e dell’aeronautica dove si intrecciano gli interessi della sicurezza dei diversi paesi con quelli delle grandi lobby industriali. Viene considerato da entrambi gli schieramenti politici un’opzione di garanzia. Ma per l’ex capo della polizia c’è un ostacolo comunque da superare. La legge Frattini sul conflitto di interessi (legge n.215 del 2004), infatti, vieta agli ex membri del governo di assumere nei dodici mesi successivi alla fine dell’attività ministeriale un incarico «nei confronti di enti di diritto pubblico, anche economici, nonché di società aventi fini di lucro che operino prevalentemente in settori connessi con la carica ricoperta». Il vincolo potrebbe essere risolto o con una specifica interpretazione della norma o con una deroga stabilita da una nuova legge.
      Pansa, fortemente sostenuto dall’ex ministro Vittorio Grilli, ha un buon rapporto con Saccomanni.
      Così come con il premier Enrico Letta e con Gianni Letta, che continua ad avere un’ampia delega da parte di Berlusconi sulle nomine pubbliche. Dopo l’assemblea, Pansa dovrà chiudere i negoziati avviati da tempo per le partnership tra Ansaldo Energia e i coreani di Doosan e tra giapponesi di Hitachi con Ansaldo Trasporti e Ansaldo Sts.

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    • Pirelli, nuova rottura Malacalza-Tronchetti salta l’incontro: altra proposta entro il 25

      Nuovo scontro tra i soci forti di Camfin, proprio mentre i contorni per il riassetto della catena societaria che da Gpi porta alla Pirelli si vanno delineando sempre più nel dettaglio. L’incontro che si doveva tenere ieri tra i legali delle parti e che aveva ad oggetto il sequestro delle azioni dei Malacalza dentro Gpi non c’è stato, mentre quello che Marco Tronchetti Provera ha provato a organizzare per oggi per trovare una soluzione da gentiluomini è stato respinto dalla famiglia Malacalza.
      Ad ogni modo, di fronte a un tribunale le parti avevano concordato di trovare una soluzione, ed era stato stabilito che Tronchetti Provera avrebbe fatto avere ai genovesi una proposta in tal senso entro sabato 25. Proposta che stando a fonti vicine alla diatriba non si sarebbe ancora concretizzata. Ieri il numero uno della Bicocca ha inviato un fax in cui chiedeva un incontro per trovare una soluzione e procedere alla scissione di Gpi, come richiesto dai Malacalza lo scorso 31 ottobre, annunciando poi la mossa con un comunicato stampa. La famiglia genovese ha risposto all’invito reso pubblico da Tronchetti con un altro comunicato stampa in cui veniva contestata la forma utilizzata sia nei toni, sia nel modo, sia nei tempi scelti, ovvero quelli convenienti a Tronchetti data l’operazione di accorciamento della catena «prospettata dalla stampa ». Per questo motivo i Malacalza si sono visti costretti a «non accogliere l’invito». Tronchetti ha replicato definendosi «attonito » della risposta ricevuta, anche perché segue una richiesta, quella della scissione di Gpi, avanzata proprio dai genovesi. Almomento,comunque, iMalacalza hanno respinto solo l’offerta dell’incontro, non quella della scissione.
      Fatto sta che la bagarre legale e i toni dello scontro si alzano proprio ora che Tronchetti insieme a Clessidra, Intesa Sanpaolo e Unicredit avrebbe trovato una soluzione per accorciare la catena che da Gpi porta a Pirelli, operazione che sarebbe anche nell’interesse dei Malacalza. Ieri sono infatti proseguiti gli incontri tra il fondo guidato da Claudio Sposito e le due maggiori banche italiane, e sarebbero stati messi a punto anche gli ultimi tasselli. Per dare il via libera all’operazione occorre la scissione di Gpi, così a quel punto Clessidra e soci potrebbero offrire alla famiglia genovese l’opzione di scegliere tra farsi liquidare in contanti o attraverso il conferimento delle attività e delle passività di Camfin, e quindi consegnandole in mano il 6,7% di Pirelli. Fin qui le parti sono tutte d’accordo, quello che potrebbe far saltare la trattativa tra i Malacalza e Tronchetti sono invece le possibili ricadute sulla governance futura di Pirelli e una transazione tombale su tutte le cause intentate in questi mesi. Insomma, ora che il numero uno della Bicocca ha finalmente trovato dei nuovi soci con cui condividere un progetto industriale, dovrà fare in modo di trovare anche un compromesso con i vecchi partner per accelerare i tempi dell’operazione, che altrimenti resta sospesa finché durano i patti di Gpi.

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    • “Gravi rinunce per 15 milioni di italiani le donne over 50 portano avanti la famiglia”

      Crisi e disoccupazione sono entrati come un uragano nella vita delle famiglie italiane, hanno modificato abitudini di vita e di consumo, hanno spezzato i loro progetti e dimezzato i loro acquisti. Piccoli privilegi prima dati per scontati – come la settimana di vacanza o la possibilità di riscaldare la casa per tutto l’inverno – sono diventati obiettivi irraggiungibili. Eppure privazioni e preoccupazioni non hanno sfiorato due capisaldi storici della società italiana: la rete delle solidarietà e la granitica volontà delle imprese di cercare mercati all’estero. Lo conferma l’ultimo Rapporto Istat sulla situazione del Paese. La famiglia continua a reggere il colpo: cambiano i ruoli – le donne over 50 escono di casa, mentre i giovani senza lavoro ci restano ma amici e parenti continuano a far sì che la qualità della vita, nel complesso, resti accettabile. La voglia d’export resiste e regala all’economia una dei rari segnali positivi: alla fine del 2014, la domanda estera aumenterà del 10 per cento.
      Dunque il quadro generale resta buio, ma c’è qualche sprazzo di luce. E’ buia la disoccupazione: l’indagine conferma il dramma giovanile e il primato di “neet”.
      In Italia ci sono 2,2 milioni di ragazzi sotto i trenta anni che non lavorano, non fanno formazione, non studiano. E’ la quota più alta in Europa. Fra disoccupati e sfiduciati che vorrebbero un lavoro, (ma che a volte neppure lo cercano), ci sono 6 milioni di persone che dovrebbero far parte del processo produttivo e invece ne restano esclusi. Eppure se le giovani donne, in particolare al Sud, continuano a restare a casa, le loro madri si rimboccano le maniche: nell’ultimo anno è aumentata del 6,8 per cento l’occupazione delle “over 50”. In genere, a crescere è tutta l’occupazione femminile (dell’1,2 per cento), pur se gli stipendi restano più bassi e i ruoli marginali.
      Ma la riscossa delle donne è poca cosa rispetto alla «deprivazione » che avanza. Nell’ultimo trimestre 2012, 15 milioni di italiani (il 24,8 per cento della popolazione, erano il 10 nel 2010) ha dovuto fare i conti con rinunce basilari come la mancata disponibilità di 800 euro per affrontare spese extra, la possibilità
      di poter mangiare in modo adeguato, riscaldare casa d’inverno e andare una settimana in vacanza. Sempre lo scorso anno, il 62,3 per cento delle famiglie ha ridotto la quantità o la qualità della spesa alimentare (9 punti in più rispetto al 2011).
      In tale flagello, però, non tutto è perso: nonostante la recessione, i cittadini continuano a dare alla qualità della loro vita un voto medio piuttosto alto: 6,8. Un risultato cui si arriva grazie alla potenza della rete familiare. In generale infatti, per via del peggioramento delle condizioni economiche, fra il 2011 e il 2012 la quota di italiani che si dichiarano soddisfatti della loro vita è diminuita del 5,7 per cento. Ma se al di là dei soldi si guarda alle relazioni familiari e amicali, il quadro migliora (dal 34,7 per cento del 2011 al 36,8 del 2012 per le famiglie, e dal 24,4 al 26,6 per gli amici). I rapporti fra le persone tengono. Come tiene, nella marea di dati che segnalano un’economia in difficoltà, la grinta delle imprese che puntano all’estero: fra quest’anno e il prossimo le esportazioni aumenteranno del 10 per cento.

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