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Assegni non trasferibili oblati

Per gli assegni senza clausola di trasferibilità nessuna sanzione è stata comminata finora dal ministero dell’economia nei 1.692 casi in cui è stata riscontrata l’assenza della clausola stessa. In 107 casi è stato preferito avvalersi dell’istituto dell’oblazione (consente di concludere anticipatamente il procedimento sanzionatorio ed è pari, in questi casi, sempre a 6 mila euro). E questo, specifica il ministero dell’economia, che ieri ha pubblicato un vademecum sulla clausola di non trasferibilità, mentre è in preparazione la norma che rivede le sanzioni «recuperando la proporzionalitàla tra l’importo trasferito e la sanzione». Allo studio ci sarebbe l’inserimento di una percentuale tra il 5 e il 10% dell’importo contestato ma c’è anche chi preme per un ripristino dell’aliquota al 2% come era con la vecchia normativa.

Le modifiche sono state chieste dalla commissione finanze della camera e inserite nel parere reso al decreto legislativo che estende l’applicabilità dei dati antiriciclaggio ai fini fiscali.

Con le nuove disposizioni in tema di antiriciclaggio (dlgs 90/2017) sono state introdotte nuove basi di calcolo per la violazione della clausola di non trasferibilità degli assegni. Una sanzione da 3 mila a 50 mila euro per importi trasferiti da un minimo di 1.000 a un massimo di 250 mila euro. La problematica però, così come evidenzia il Mef, considerato che dal 2008 le banche non stampano più carnet di assegni privi della clausola, riguarda situazioni marginali e spesso, scrivono dal ministero dell’economia, «è stato verificato che, in alcuni casi, le sanzioni elevate possono colpire cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilità».

I vecchi blocchetti di assegni non hanno perso la loro efficacia, ma ricorda il Mef «se qualcuno dovesse trovarsi nel cassetto un vecchio blocchetto, può ancora utilizzarlo per trasferimenti di denaro di importo pari o superiore a 1.000 euro a patto che scriva di suo pugno “non trasferibile”. Se l’importo è inferiore a 1.000 euro l’assegno può essere fatto circolare anche senza clausola».

Il ministero dell’economia dunque torna a ricordare che «qualora, ancora oggi, si posseggano libretti di assegni rilasciati da banche e Poste Italiane prima del 2008, in “forma libera” e quindi non recanti la stampa della clausola di non trasferibilità, è possibile: – utilizzare i moduli di assegni del libretto esclusivamente per importi inferiori a 1.000 euro, apponendovi il nominativo del beneficiario; – utilizzare i moduli di assegni del libretto per importi pari o superiori a 1.000 euro unicamente previa apposizione, da parte del traente, all’atto di emissione dell’assegno, della dicitura “non trasferibile” e del nominativo del beneficiario».

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