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Arriva l’allerta pre-crisi, via libera alla riforma della legge fallimentare

Alla fine la riforma della Legge fallimentare taglia il traguardo in un Senato per una volta (abbastanza) compatto. I voti a favore sono stati 172 e solo 34 i contrari. Esulta il ministro della Giustzia Andrea Orlando che molto ha spinto per l’approvazione del testo, usando parole inusualmente enfatiche: «Non uso mai questi termini ma si tratta di riforma di portata epocale. L’impianto della normativa – aggiunge – che riguarda il fallimento risale ancora al 1942 con un meccanismo distorto che ha macinato in questi anni molte risorse sia imprenditoriali che di beni materiali». Con questo provvedimento secondo Orlando si riesce «a rivedere lo stigma che spesso non è più giustificato nella fase di un’economia globalizzata, ma anche a non sprecare capacità imprenditoriale», dice il Guardasigilli, «perché uno può essere un buon imprenditore e aver avuto una prima esperienza imprenditoriale non felice».
Si unisce un tweet di commento del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: «Grazie alla riforma del diritto fallimentare l’economia funzionerà meglio e le prospettive per le imprese sane saranno più solide». E anche Orlando sottolinea come «diamo una grossa mano anche all’economia del Paese perché questo è uno dei punti di debolezza segnalati dalla comunità internazionale rispetto al nostro sistema e alla nostra competitività e affrontiamo un tema che vale decine di miliardi di euro perché tale è il valore dei beni sottoposti alle procedure fallimentari in questo momento».
Favorevoli, almeno in generale i dottori commercialisti. Per il presidente della categoria Massimo Miani «la riforma della Legge fallimentare approvata dal Parlamento ha diversi aspetti positivi, a cominciare dal riconoscimento della centralità dei controlli societari, e altri sui quali speriamo si possa intervenire in futuro con modifiche migliorative, a cominciare dal tema dell’allerta. Ma è stato comunque utile e importante approvarla prima che questa legislatura si chiudesse».
Più nel dettaglio, viene abbandonata la tradizionale espressione «fallimento», sostituita da una più semplificata «procedura di liquidazione giudiziale dei beni», nella quale si innesta una possibile soluzione concordataria e viene prevista la completa liberazione dei debiti, entro un tempo massimo di tre anni dall’apertura della procedura.
È poi introdotta una fase preventiva e stragiudiziale, come possibile strumento di sostegno all’impresa, affidata ad un organismo pubblico e indirizzata ad anticipare l’emersione della crisi. Punterà a una rapida analisi delle cause del malessere economico e finanziario dell’imprenditore ed è destinata a risolversi, all’occorrenza, in un vero e proprio servizio di composizione assistita della crisi, puntando al raggiungimento dell’accordo con tutti o parte dei creditori. L’intenzione di affidare la composizione della crisi a un unico organismo costituito su base provinciale presso la Camera di commercio.
I Tribunali delle imprese saranno competenti per le procedure di maggiori dimensioni, mentre la trattazione delle altre procedure d’insolvenza verranno ripartite tra un numero ridotto di Tribunali, dotati di una pianta organica adeguata e scelti in base a parametri oggettivi. Si estende il controllo giudiziale previsto dal Codice civile anche alle società a responsabilità limitata e vengono ridotti i requisiti dimensionali, entro i quali le Srl devono dotarsi di un organo di controllo, anche monocratico.

Giovanni Negri

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