Arginati i fenomeni del cumulo e della capitalizzazione nell’ammortamento alla francese

Ottenuta un’ulteriore conferma, questa volta dal Tribunale di Velletri, in tema di cumulo degli interessi e di ammortamento c.d. “alla francese”.

I principi enucleati nella sentenza n. 3136, resa ex art. 281 sexies c.p.c. e depositata il 7 novembre 2017, investono tanto il divieto del cumulo degli interessi, quanto la non configurabilità della capitalizzazione degli interessi nel metodo di ammortamento alla francese.

Nel caso in esame, la domanda attorea – volta a rilevare che alla data di conclusione del contratto di mutuo fondiario il tasso applicato era superiore al tasso soglia usura rilevato dalla Banca d’Italia – è stata rigettata dal Giudice avendo quest’ultimo ritenuto “che l’interesse moratorio assolve una funzione del tutto distinta da quella degli interessi corrispettivi, in quanto i primi (interessi corrispettivi) sono destinati a remunerare la disponibilità del denaro secondo il principio della sua naturale fecondità, mentre i secondi (interessi moratori) rispondono alla logica tipicamente risarcitoria, quale forma di ristoro del danno patito in seguito all’inadempimento, tanto che costituiscono una voce eventuale e strettamente correlata al ritardato pagamento”.

Prosegue il Tribunale sostenendo che “L’ontologica diversità di funzione delle due categorie di interessi non consente di procedere al cumulo finalizzato a stabilire il valore del c.d. tasso soglia ex legge 108, perché così facendo si perverrebbe all’assurdo di ritenere automaticamente nulle tutte le clausole contrattuali che, pur potendo fissare il tasso dell’interesse corrispettivo per il periodo di ammortamento entro il limite del tasso soglia stabilito per legge, non potrebbero neppure applicare, nel caso di ritardato pagamento, gli interessi moratori al tasso legale che l’art. 1224 c.c. stabilisce di diritto, perché anche in questo caso, seguendo il criterio del cumulo, si arriverebbe sempre al superamento del fatidico limite del tasso soglia”. 

Sul punto, la stessa Banca d’Italia nelle sue rilevazioni trimestrali dei tassi medi, da utilizzare ai fini di dare applicazione alla legge 108/1996, non ha volutamente incluso nel TEGM gli interessi di mora, oggetto di separata rilevazione, a conferma che i due tassi non possono essere e non vanno sommati.

A mente di quanto sopra, si conviene che anche a voler sostenere la tesi contraria – in maniera del tutto illogica – si perverrebbe a premiare il debitore moroso, tendenzialmente proteso ad aggravare sempre di più il ritardo nel pagamento della rata di mutuo, nella presunta consapevolezza di rimanere impunito.

Ad abundantiam, giova rilevare che il contratto in questione prevedeva la clausola di salvaguardia, clausola che, dunque, supera tutte le eccezioni sollevate da parte attrice.

Quanto, infine, al secondo punto focale della vicenda, il Tribunale di Velletri ha rilevato che “il metodo di ammortamento c.d. “alla francese” non comporta alcun fenomeno di capitalizzazione degli interessi, posto che si adotta uno schema di rate costanti e gli interessi si calcolano sulla sola quota capitale via via decrescente per il periodo corrispondente a quello di ciascuna rata, senza alcuna forma di capitalizzazione”.

Tribunale di Velletri, 7 novembre 2017, n. 3136

Maria Grazia Sclapari – m.sclapari@lascalaw.com

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