Prolungato affitto d’azienda e fattibilità giuridica di un concordato liquidatorio

La valutazione dell’effettiva realizzabilità della causa concreta di un piano rientra nel profilo di valutazione rimesso al Collegio dell’omologa, mentre l’apprezzamento della verosimiglianza dei termini di adempimento prospettati e la valutazione dei rischi temporali riconnessi alla liquidazione dell’attivo fanno parte dei profili di convenienza economica rimessi allo scrutinio del ceto creditorio.

Nel caso in esame il Fallimento ricorrente, tra i vari motivi di ricorso, lamentava violazione e la falsa applicazione della L. Fall., artt. 160, 161, 162 e 180 e art. 1184 c.c., in quanto la Corte territoriale avrebbe ritenuto che la durata dell’affitto di un’azienda con successiva vendita (nel caso in esame un Hotel, precedentemente oggetto di sequestro) per settantadue mesi, così come la durata del concordato per un simile periodo, avrebbero determinato una carenza di plausibilità del piano.

Secondo il ricorrente, tale valutazione, concernendo il merito e la convenienza della proposta, esulerebbe dall’ambito di analisi di competenza dell’organo giudicante e rientrerebbe nei profili di apprezzamento dei soli creditori destinatari della proposta.

Nel provvedimento impugnato, La Corte d’Appello di Roma non condivideva la censura del Fallimento appellante secondo cui il Tribunale avrebbe espresso un giudizio attinente alla fattibilità economica e non meramente giuridica della proposta, sconfinando così in un ambito di esclusiva pertinenza dei creditori.

Il motivo è stato ritenuto infondato.

I Giudici di legittimità, hanno osservato che la Corte territoriale, nel prendere atto del sopravvenuto dissequestro dell’Hotel, ha evidenziato che nella proposta concordataria presentata la persistenza del sequestro per sei anni era funzionale all’incasso del canone di affitto dell’azienda alberghiera da destinare al soddisfacimento integrale dei creditori ipotecari e ha ritenuto che, trattandosi di un concordato liquidatorio, la prosecuzione del contratto di affitto di azienda per un termine così ampio, senza che si procedesse alla liquidazione del bene, rappresentasse un ulteriore aspetto di incongruenza del piano sotto il profilo della fattibilità giuridica.

In particolare, la Corte di Cassazione ha affermato che il provvedimento impugnato non ha valutato incongruo un piano concordatario di durata di circa sei anni, ma la previsione all’interno di un concordato di natura liquidatoria del persistere di un contratto di affitto di azienda per una simile durata, al cui scadere si sarebbe proceduto alla vendita.

In altri termini, il Giudice del merito non ha apprezzato negativamente la durata del piano, ma la fattibilità giuridica sotto il profilo della causa concreta di un piano che prevedeva una siffatta procrastinazione della liquidazione di un bene rientrante nell’attivo concordatario.

La Corte ha poi ribadito che le Sezioni Unite (Cass., S.U., 23 gennaio 2013, n. 1521) hanno ritenuto che: “1) sia rimesso alla valutazione giudiziale, sotto un profilo di fattibilità giuridica, la realizzabilità della causa concreta del procedimento di concordato; 2) la proposta di concordato debba necessariamente avere ad oggetto la regolazione della crisi, la quale a sua volta può assumere concretezza soltanto attraverso le indicazioni delle modalità di soddisfacimento dei crediti, in esse comprese le relative percentuali ed i tempi di adempimento, rimanendo nella valutazione dei creditori, quali diretti interessati, i diversi aspetti della verosimiglianza dell’esito della proposta e della sua convenienza; 3) la mortificazione dei diritti del creditore sotto il profilo della limitazione del suo credito e dalla vanificazione del suo diritto di agire in giudizio a tutela del medesimo anche per effetto di maggioranze non condivise debba giocoforza avere come controaltare il riconoscimento di una sia pur minimale consistenza del credito vantato in tempi di realizzazione ragionevolmente contenuti; 4) che il profilo relativo ai tempi di adempimento indicati dal debitore nella proposta assuma rilevanza nell’ambito del giudizio di fattibilità giuridica dei termini complessivi del concordato proposto”.

Di talché, la valutazione dell’effettiva realizzabilità della causa concreta di un piano, anche attraverso la previsione di una soddisfazione in tempi ragionevolmente contenuti, rientra nel profilo di valutazione rimesso al Collegio dell’omologa, mentre l’apprezzamento della verosimiglianza dei termini di adempimento prospettati e la valutazione dei rischi temporali riconnessi alla liquidazione dell’attivo, fanno parte dei profili di convenienza economica rimessi allo scrutinio del ceto creditorio.

Alla luce dei principi sopra ribaditi, i Giudici hanno concluso che, nel caso in esame, il profilo cronologico valutato dalla Corte di merito, concernendo la compatibilità di una procedura concordataria di natura liquidatoria con il persistere di un rapporto di durata di sei anni, al cui spirare era procrastinata la dismissione dell’asset, rientrava nell’ambito di valutazione della fattibilità giuridica di pertinenza del giudice di merito. Per questo motivo è stato correttamente apprezzato dallo stesso.

La Corte di Cassazione, pertanto, ha rigettato il ricorso e condannato il Fallimento ricorrente al rimborso delle spese del giudizio.

Cass., Sez. I Civ., 24 agosto 2018, n. 21175

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Nell’amministrazione straordinaria lo spossessamento dell’imprenditore, con la conseguente perdi...

Crisi e procedure concorsuali

L'azione di responsabilità esercitata, ex art. 146, comma 2, l.fall., dal curatore del fallimento d...

Crisi e procedure concorsuali

Il requisito della meritevolezza richiesto dall’art. 12 bis L. 3/2012 non può ritenersi sussisten...

Crisi e procedure concorsuali