Tre concordati, una prededuzione

Recentemente la Corte d’Appello di Ancona ha affrontato il caso di una società che ha presentato ben tre concordati preventivi presso il Tribunale di Macerata, nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016.

La pronuncia in commento trae origine dal reclamo ex art. 183 l. fall. avverso il decreto di omologazione del terzo concordato, reclamo, quest’ultimo, presentato da uno dei creditori, il quale, opponendosi all’omologa del concordato, lamentava il fatto che i suoi crediti, sorti in fase di esecuzione del primo concordato, non fossero stati riconosciuti come prededucibili.

Il Tribunale, infatti, con il provvedimento impugnato, riteneva che tra il terzo concordato e quelli precedenti non vi fosse consecuzione, motivando nel senso che la società debitrice, nel corso del 2016, fosse tornata in bonis, per poi ripresentare, per la terza volta, domanda di concordato.

Come è noto, ai sensi dell’art. 111 comma 2 l. fall., sono considerati crediti prededucibili quelli così qualificati da una specifica disposizione di legge, così come quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali. Tali crediti, precisa la norma appena richiamata, sono soddisfatti con preferenza rispetto agli altri crediti.

Sono sostanzialmente due i principi di diritto elaborati dalla pronuncia in commento, inerenti la successione nel tempo di più procedure di concordato preventivo.

In primo luogo, la Corte d’Appello di Ancona, richiamando un recente arresto della Corte di Cassazione (v. Cass., 16 maggio 2018 n. 12044), chiarisce che nelle ipotesi di successione di diverse procedure di concordato, la consecuzione tra le procedure trae le proprie origini dalla persistenza della medesima insolvenza e che l’accertamento di tale nesso di conseguenzialità è necessario per determinare il carattere prededucibile dei crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure.

In secondo luogo, viene chiarito che la fase di esecuzione del concordato non può considerarsi scissa dalla fase procedimentale, con la conseguenza che i crediti sorti durante la fase di esecuzione, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano, godono della prededuzione, al pari di quelli generati prima dell’omologa.

Alla luce di tali argomentazioni, la Corte d’Appello, nell’accogliere il reclamo presentato dal creditore, rigettava la domanda di omologa del concordato preventivo per difetto di fattibilità giuridica.

Corte d’Appello di Ancona, 5 settembre 2018

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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