Sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo: no al reclamo

In tema di opposizione a precetto, è inammissibile il reclamo al collegio proposto avverso l’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, emessa dal Giudice ai sensi dell’art. 615 comma 1 c.p.c, nel corso di un giudizio di opposizione a precetto.

È questa la conclusione alla quale è giunto il Tribunale di Teramo all’esito di un’approfondita analisi dell’istituto del reclamo avverso i provvedimenti sospensivi dell’esecuzione e che si innesta in un vivo dibattito giurisprudenziale sul tema.

Il caso portato all’attenzione del Giudice teramano aveva ad oggetto il reclamo proposto dal creditore contro l’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo emessa nel corso di un giudizio di opposizione a precetto.

Il Collegio ha accolto la tesi dell’inamissibilità del reclamo formulata dalla difesa del debitore, rilevando che “il codice di procedura civile non prevede espressamente la reclamabilità dell’ordinanza pronunciata ai sensi dell’art. 615 comma 1 c.p.c.” di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo.

Il tribunale muove dalla considerazione che l’art. 624 comma 1 c.p.c. ammette in via espressa l’impugnabilità a mezzo di reclamo dei soli provvedimenti sospensivi emessi dal “giudice dell’esecuzione” e non anche di quelli emessi dal giudice del merito nel corso del procedimento di opposizione a precetto. Non sarebbe sufficiente infatti, che la L. n. 52/2006 abbia espunto il riferimento al solo comma II dell’ art. 615 c.p.c. (sospensione in pendenza di esecuzione) per estendere anche al comma I (sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo) la possibilità di proporre reclamo al collegio.

Tale possibilità non sarebbe ammessa neppure dalle norme generali del procedimento cautelare uniforme, che in assenza di un chiaro ed espresso richiamo di legge, si applicano ai soli casi indicati dall’art. 669 quaterdecies c.p.c., ossia quelli previsti dal libro IV, Capo III del codice di procedura civile e agli altri provvedimenti cautelari previsti nel codice civile e nelle leggi speciali.

La tesi accolta dal Tribunale di Teramo si fonda sul “principio di tipicità dei mezzi di impugnazione che deve necessariamente far propendere per un’interpretazione restrittiva del testo normativo”, che deve, quindi, essere il più possibile aderente al dato letterale contenuto nelle disposizioni di legge.

È opportuno segnalare, tuttavia, che tale interpretazione non è unanimemente accolta nella giurisprudenza di merito. Precedenti aderenti con le conclusioni prospettate dall’ordinanza in commento si rinvengono nelle pronunce del Tribunale di Roma e di Milano, citate dallo stesso Collegio di Teramo, nonché nell’ordinanza emessa in data 07/04/2015 dal Tribunale di Napoli.

Di diverso avviso altri Fori, quali ad esempio Torino (ord. 31/08/2012) e Vallo della Lucania (ord. 05/07/2017), che propendono per un’interpretazione estensiva dell’art. 624 c.p.c., il cui riferimento generale all’art. 615 c.p.c. – senza distinzione tra primo e secondo comma come avveniva ante riforma del 2006 – autorizzerebbe l’applicazione del reclamo anche alla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo disposta dal Giudice dell’opposizione preventiva all’esecuzione.

Tale norma avrebbe, secondo la tesi opposta, una portata generale, applicabile ad ogni provvedimento sospensivo collegato all’azione esecutiva. La natura cautelare della decisione lascerebbe propendere per la reclamabilità dell’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, poiché, in caso contrario, si realizzerebbe una lesione del diritto di difesa della parte interessata.

Come anticipato, quindi, l’ordinanza in commento si inserisce nel dibattito sull’effettiva portata dell’art. 624 c.p.c., iniziato ormai una decina di anni fa, che, senza un intervento risolutivo del legislatore o della Corte di Cassazione, non pare indirizzato ad assopirsi.

Tribunale di Teramo, ordinanza del 24 ottobre 2018

Enrico Villa – e.villa@lascalaw.com

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