Risarcimento da pignoramento illegittimo: cogli l’attimo!

La richiesta di condanna al risarcimento dei danni subiti dal debitore per una procedura esecutiva illegittima deve essere avanzata, ai sensi dell’art. 96 comma 2, c.p.c., al Giudice che ha accertato l’inesistenza del diritto a procedere in executivis.

La Corte di Cassazione, pronunciatasi in conformità con il precedente consolidato orientamento, ha ulteriormente precisato che tale principio può essere derogato, solo nell’ipotesi in cui la domanda di risarcimento del danno da responsabilità processuale aggravata ex art. 96 c.p.c. sia giuridicamente o materialmente impossibile da proporsi nel giudizio in cui detta responsabilità è emersa.

Nel caso di specie, il debitore contro cui è stata illegittimamente promossa l’azione esecutiva, di poi risultato vittorioso nel giudizio di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., con la instaurazione di un autonomo giudizio ha chiesto la condanna dell’istituto di credito al risarcimento del danno patito in conseguenza dell’illegittimo pignoramento.

A motivo dell’azione così esperita, il danneggiato ha dedotto che, in pendenza della procedura esecutiva e quindi dell’indisponibilità del terreno oggetto di esproprio, la destinazione urbanistica del cespite è stata mutata da edificabile a non-edificabile, con conseguente svalutazione del valore commerciale dello stesso.

Il Tribunale e la Corte d’Appello entrambi aditi hanno dichiarato inammissibile la domanda risarcitoria, sul presupposto che la stessa doveva essere formulata dinnanzi al medesimo Giudice chiamato a pronunciarsi sull’illegittimità del pignoramento, in quanto munito di competenza funzionale e inderogabile.

Impugnato anche il gravame, la Suprema Corte di legittimità, nel confermare la decisione della Corte d’Appello ha trattato due questioni: i) la prima, di carattere generale, sui presupposti per la promozione, in via autonoma, della domanda di risarcimento del danno da pignoramento illegittimo; ii) in secondo luogo, quanto al caso di specie, il corretto apprezzamento da parte dei giudici di merito sull’assenza delle suddette condizioni.

Sul piano generale, la Corte ha ritenuto che la domanda per responsabilità aggravata ascrivibile al creditore procedente può essere proposta in via autonoma rispetto al giudizio inteso a far dichiarare l’illegittimità del pignoramento, soltanto in due casi:

  • – quando non è stato possibile proporre opposizione all’esecuzione (impossibilità di diritto, che ricorre, ad esempio, nel caso in cui il giudice dell’esecuzione, rilevata l’avvenuta caducazione del titolo esecutivo giudiziale posto a fondamento dell’esecuzione, chiuda il processo esecutivo “motu proprio”);
  • – nell’ipotesi in cui, proposta invece opposizione all’esecuzione, il danno patito dall’esecutato sia insorto successivamente alla definizione di tale giudizio, purché si tratti di un danno nuovo ed autonomo e non d’un mero aggravamento del pregiudizio già insorto prima della definizione del giudizio di opposizione all’esecuzione (impossibilità di fatto).

Sulla base di tali presupposti, la Corte, nel caso in esame, non ha ravvisato alcuna delle suddette ipotesi derogatorie, in quanto il danno prospettato dall’attore e derivante dalla modifica della destinazione urbanistica del suo fondo non era da ritenersi un danno nuovo, ma l’aggravamento di un pregiudizio iniziale, peraltro anche prospettato nel giudizio di opposizione, pertanto, non sussistendo alcuna impossibilità né giuridica né di fatto, l’ex correntista avrebbe dovuto formulare la domanda ex art. 96 c.p.c. nel contesto del giudizio di opposizione all’esecuzione.

Cass., Sez. III Civ., 08 novembre 2018, n. 28527

Jessica Cammarano – j.cammarano@lascalaw.com

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