Ridotta la sanzione per gli assegni senza la clausola di non trasferibilità

Il 2018 si è concluso con l’introduzione di importanti novità in materia di sanzioni relative agli assegni privi della clausola di non trasferibilità.

Come noto, con l’entrata in vigore del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (“Normativa Antiriciclaggio”), viene sanzionata l’emissione o l’utilizzo di assegni bancari e postali, pari o superiori a euro 1.000, privi dell’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e della clausola di non trasferibilità.

La ratio della norma è evidente: un assegno trasferibile o privo dell’indicazione del beneficiario è un titolo che, nella sostanza, è assimilabile ad un titolo al portatore e, quindi, pagabile a vista a colui che lo esibisce per l’incasso. Ciò lo rende sostanzialmente equiparabile al contante e dunque sottoposto a limitazioni con finalità di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo oltreché all’evasione fiscale. Al contrario, invece, l’apposizione del nome del beneficiario e l’utilizzo della clausola di non trasferibilità assicurano la piena tracciabilità della transazione.

Alla luce di tale finalità, dal 2008 i moduli di assegni bancari e postali possono essere rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.A. muniti della clausola di non trasferibilità. Tuttavia, è prevista la possibilità per il cliente di richiedere, per iscritto e dietro pagamento di euro 1,50 a titolo di imposta di bollo, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera, poiché se l’importo è inferiore a euro 1.000 l’assegno può essere fatto circolare anche senza clausola di non trasferibilità, purché venga comunque indicato il nominativo del beneficiario.

Nel corso dell’anno del 2018, i fatti di cronaca che hanno visto protagonisti alcuni cittadini che in buona fede hanno utilizzato vecchi blocchetti di assegni senza clausola di non trasferibilità hanno accesso i riflettori sull’eccessiva sproporzione del regime sanzionatorio della norma violata rispetto al fatto commesso.

In particolare, fino al 4 luglio 2017, la Normativa Antiriciclaggio prevedeva una sanzione in misura percentuale rispetto all’importo degli assegni irregolari emessi (dall’1% al 40%). Con l’introduzione del D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 90 (in vigore dal 4 luglio 2017), che ha modificato il D.Lgs. 231/2007, invece, per gli assegni di importo pari o superiore a euro 1000 è stata fissata una sanzione da euro 3.000 a euro 50.000 (art. 63, comma 1, D.Lgs. 231/2007) con importanti conseguenze anche sull’istituto dell’oblazione, ovvero della somma che è possibile volontariamente pagare per concludere anticipatamente il procedimento senza arrivare alla sanzione, purché entro 60 giorni dalla data di contestazione e per titoli di importo non superiore euro 250.000.

Nello specifico, l’oblazione – che per legge è sempre pari alla terza parte del massimo della sanzione previsto ovvero, se più favorevole, al doppio del minimo – degli assegni irregolari è sempre pari a euro 6.000. Ciò indipendentemente dall’importo dell’assegno contestato e anche per importi minimi, magari di poco superiori alla soglia consentita di euro 1.000.

Per tali motivi, su spinta del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il legislatore ha introdotto l’art. 9-bis della legge 17 dicembre 2018, n. 136 che, aggiungendo il nuovo comma 1-bis dell’art. 63 D.Lgs. 231/2007, attualmente prevede che per le violazioni in esame, relative a importi inferiori a euro 30.000, l’entità della sanzione minima è pari al 10% dell’importo trasferito in violazione della predetta disposizione.

In conclusione, dunque, la modifica legislativa comporta che la sanzione per la mancata indicazione del beneficiario o della clausola di non trasferibilità degli assegni bancari o postali, sia proporzionata (il 10%) all’importo dell’assegno trasferito. Ciò a condizione, però, che l’importo non sia superiore a euro 30.000, giacché, in tal caso, troverà esclusiva applicazione l’art. 63, comma 1, D.Lgs. 231/2007 che prevede la sanzione amministrativa da euro 3.000 a euro 50.000.

Claudio Saba – c.saba@lascalaw.com

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