Petizione di eredità, azionabile solo quando è contestata la qualifica di erede

Con la recentissima ordinanza n. 123 dello scorso 07 gennaio, la seconda sezione civile della Corte di Cassazione ha ricapitolato i presupposti essenziali per esercitare la petizione di eredità, rimarcando le differenze giuridiche tra la stessa e l’azione rivendicatoria.

Nel caso sottoposto all’attenzione della Cassazione, gli eredi del de cuius convenivano in giudizio la figlia di quest’ultimo, anch’essa erede, al fine di veder dichiarata la simulazione dell’atto di compravendita con cui il defunto padre le aveva trasferito la proprietà di un terreno sul quale era successivamente stato edificato un immobile. L’intestazione fittizia del terreno era stata dedotta dalla circostanza che la figlia del defunto, su presunte istruzioni del padre, aveva poi alienato l’immobile ad un soggetto terzo, causandone la fuoriuscita dall’asse ereditario familiare.

Attraverso l’azione giudiziale gli altri eredi tentavano quindi di ricondurre l’immobile alienato nell’asse ereditario del comune genitore, al fine di provocarne la caduta in successione.

Il Tribunale adito rigettava le domande degli attori, i quali impugnavano la sentenza sfavorevole avanti alla Corte d’appello di Cagliari.

Nel tentativo di risolvere l’intricata questione giuridica ed individuare il regime probatorio applicabile al caso di specie, il giudice di secondo grado qualificava l’azione esercitata dagli eredi come petitio hereditatis, strumento previsto dall’art. 533 del codice civile nell’interesse dell’erede che chieda l’accertamento della sua qualità per conseguire la restituzione dei beni ereditari da chi li possiede come erede o senza titolo, contestando all’erede la sua qualità.

La figlia del de cuius adiva quindi la Corte di Cassazione, lamentando l’erroneità della qualificazione attribuita alla domanda da parte del giudice di merito. Il giudice di legittimità, chiamato a valutare la corretta applicazione delle norme in materia successoria da parte della Corte d’appello di Cagliari, ha accolto i motivi proposti dalla ricorrente, cassando con rinvio la sentenza impugnata.

Il giudice di legittimità ha infatti ricordato che ciò che l’erede può reclamare con la petitio hereditatis sono i beni nei quali egli è succeduto mortis causa al defunto, ossia i beni che, al tempo dell’apertura della successione, erano compresi nell’asse ereditario. L’azione ha quindi come presupposto indefettibile che la qualità di erede, al cui riconoscimento è preordinata, sia oggetto di contestazione da parte di chi detiene i beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, poiché, ove tale contestazione manchi, vengono meno le ragioni di specificità dell’azione di petizione rispetto alla comune azione rivendicatoria.

Nella specie, secondo la Cassazione, gli attori non avevano mai contestato alla convenuta di essersi impossessata dei beni in qualità di erede (possessor pro herede) o senza alcun titolo (possessor pro possessore), ma di essere l’intestataria fittizia del terreno, in virtù di atto di compravendita simulato per interposizione fittizia di persona. Allo stesso modo, la convenuta non aveva mai contestato la qualità di eredi degli attori, ma la preesistenza, rispetto al momento dell’apertura della successione, di un atto di vendita del de cuius con il quale il medesimo le aveva trasferito il terreno.

In mancanza di contestazione della qualità di erede delle parti in causa non è quindi possibile qualificare l’azione giudiziale come petitio hereditatis.

Cass., Sez. II Civile, 7 gennaio 2019, ordinanza n. 123

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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