Operazioni di scissione e reato di bancarotta

Cass. Pen., 4 marzo 2013, n. 10201

Massima non ufficiale: “Un’operazione di scissione complessa può configurare, ove vi sia il nesso causale con il fallimento ed i caratteri soggettivi, “operazione dolosa” ai sensi dell’articolo 223, comma 2, n. 2, l. f.” (leggi sentenza per esteso).

Con sentenza del 4 marzo 2013, la Suprema Corte si è pronunciata su una questione di diritto di particolare importanza concernente la possibilità di ritenere responsabili per aver commesso il reato di bancarotta di cui all’art. 223, comma 2, n. 2, l. f. coloro che pongono in essere un’operazione di scissione con creazione, dalla società in seguito dichiarata fallita, di una new company cui viene attribuita una notevole liquidità.

Innanzitutto, la Cassazione Penale fa alcune importanti precisazioni.

In primis, la Cassazione precisa che l’imprenditore , che decida di costituire una new company mediante un’operazione di scissione non ha l’obbligo di trasferire alla società attività e passività in modo proporzionale.

A tal proposito si ricorda che l’interesse dei creditori della società scorporante  risulta già ampiamente tutelato tramite la previsione della possibilità di proporre opposizione al progetto di scissione e la disposizione, di non secondaria importanza, che prescrive la responsabilità solidale della new company, anche se nei limiti dell’attivo trasferito.

In secundis, la Cassazione ricorda che la nozione di “operazione” rilevante ai sensi dell’art. 223, comma 2, n. 2, l. f. postula una modalità di pregiudizio patrimoniale discendente non direttamente dall’azione dannosa del soggetto attivo, bensì da un “fatto di maggiore complessità strutturale riscontrabile in qualsiasi iniziativa societaria implicante un procedimento o, comunque, una pluralità di atti coordinati all’esito divisato”.

Infine, la Suprema Corte afferma che  tale “complessa operazione” può configurare, solo ove si riscontri il nesso causale con il fallimento ed i caratteri soggettivi, “operazione dolosa” ai sensi dell’articolo 223, comma 2, n. 2, l. f..

Da quanto precede si ricava che la semplice operazione di scissione non può configurare, in sé e per sé, una distrazione rilevante ai sensi degli artt. 216 e 223 comma 1, l.f..

Ciononostante, nel caso in cui l’operazione risulti complessa, ovvero consista in un’iniziativa societaria strutturata da una pluralità di atti tra loro coordinati e diretti a cagionare pregiudizio patrimoniale ai creditori e causalmente collegati con il fallimento, può integrare il reato di cui all’art. 223, comma 2, n. 2, l.f..

(Martina Pedrazzoli – m.pedrazzoli@lascalaw.com)

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