Inefficace l’emissione dell’assegno circolare su richiesta del fallito

La Corte di Cassazione ritorna sul tema dell’inefficacia degli atti compiuti dall’imprenditore a seguito della dichiarazione di fallimento. Nel caso affrontato dalla Cassazione, si parla, in particolare, di assegni circolari.

Ebbene, richiamando un precedente del 2009 (cfr. Cass., 23 luglio 2009 n. 17310), la Cassazione riafferma il seguente principio di diritto: “in caso di emissione di assegno circolare su richiesta di persona già dichiarata fallita, l’inefficacia di tale atto, al pari di quella degli atti che determinano la successiva circolazione del titolo di credito – se compiuti in pagamento di un credito o di un debito del fallito – può essere dichiarata, ai sensi dell’art. 44 l. fall., nei confronti di tutti i creditori, ma solo a seguito di azione promossa dal curatore fallimentare, trattandosi di inefficacia relativa; in difetto di detta azione del curatore, la banca non può sottrarsi al pagamento dell’assegno circolare, invocando l’inopponibilità alla procedura concorsuale dei trasferimenti per girata del titolo, poiché essa, quando emette un assegno circolare, adempie ad un’obbligazione di provvista nei confronti del richiedente e contestualmente assume, ex art. 82 e 83 del r.d. n. 1736 del 1933, un’obbligazione cambiaria nei confronti di chiunque risulterà legittimo portatore del titolo, ma solo il primo atto è inefficace e sempre che ricorrano le citate condizioni“.

La norma che viene applicata nel caso di specie, dunque, è l’art. 44 l. fall. (Atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento). Per il principio generale di cui alla norma citata: “tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori. Sono egualmente inefficaci i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento“.

Come si legge nell’ordinanza in commento, secondo l’art. 44 l. fall. la dichiarazione di fallimento comporta l’inefficacia di tutti i pagamenti eseguiti o ricevuti dal fallito; trattasi di inefficacia relativa, in quanto può essere invocata soltanto dalla procedura concorsuale, e quindi soltanto dal curatore, benché operi erga omnes, perché il curatore può farla valere nei confronti di chiunque sia destinatario o esecutore del pagamento e per il solo fatto che il pagamento sia sopravvenuto alla dichiarazione di fallimento. Tale inefficacia è la diretta conseguenza dell’indisponibilità del patrimonio del fallito e opera senza rilevanza dello stato soggettivo (di buona o mala fede) di chi il pagamento esegue o riceve.

Con specifico riferimento all’assegno circolare, quest’ultimo – si legge nell’ordinanza in commento – può essere definito come una promessa incondizionata di pagare a vista una somma determinata, all’ordine della persona indicata come prenditore. La banca che emette un assegno circolare, pertanto, adempie un’obbligazione di provvista nei confronti del richiedente, non necessariamente coincidente con la persona indicata come prenditore, e assume un’obbligazione cambiaria nei confronti di chiunque risulterà legittimo portatore del titolo.

Di tali due atti, l’adempimento dell’obbligazione di provvista e l’assunzione dell’obbligazione cambiaria, non v’è dubbio che il primo rientri nell’ambito di applicazione dell’art. 44 l. fall., ove il richiedente sia fallito. Lo stesso deve dirsi per tutti gli atti (come la girata) che determinano la circolazione del titolo cartolare, se compiuti in pagamento di un credito o di un debito del fallito.

Cass., Sez. Civ. I, 12 Ottobre 2018, n. 25558

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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