Gli interessi di mora sono ininfluenti per l’usura bancaria

La pronuncia in commento si apprezza per la sistematicità logico – argomentativa con cui il Tribunale di Rovereto, nella persona del giudice designato, ritiene di non condividere i recenti approdi della giurisprudenza di legittimità in materia di valutazione dell’usurarietà dei tassi di mora.

Degno di nota, ai nostri fini, è il paragrafo 5 della pronuncia ove il giudice, nel rigettare totalmente la domanda di nullità delle clausole degli interessi, anche di mora, previste nel contratto di finanziamento oggetto di causa, ha ritenuto di non aderire alla recente pronuncia della Corte di Cassazione n.27442/2018, fatta propria dalla difesa di parte attrice.

La notorietà di quest’ultima, ci permette di riferirne senza enucleare tutti i passaggi che l’hanno contraddistinta per singolarità;  per pillole ci si permette di enunciarne il principio di diritto: secondo la Corte i tassi di mora, al pari dei corrispettivi, dovrebbero essere presi in considerazione ai fini del computo del tasso usurario.

Il giudice roveretano, palesando risolutamente la sua distanza da questi recenti approdi, ha ritenuto di dover spiegare le ragioni per cui le tesi esposte dal Supremo Consesso, non possano essere apprezzate ai fini della decidere.

In primo luogo, mette in evidenza la portata dirimente che assume l’elemento essenziale della causa. Nel diritto civile e nella disciplina del contratto in generale, essa infatti è identificata nella c.d. funzione economico – sociale che viene a svolgere il contratto nel suo insieme o, come nel caso di specie, la singola clausola.

Da questo punto di vista, contrariamente a quanto ritenuto dalla Cassazione, gli interessi moratori assurgono ad uno scopo tipico, ben determinato dalla disciplina delle obbligazioni, ovvero risarcire il creditore dell’inadempimento colpevole del suo debitore. Differente, e pertanto non equiparabile, è la causa degli interessi corrispettivi che, altrettanto notoriamente, si sostanzia nella remunerazione scaturente da un bene fruttifero quale è un credito pecuniario. Da questo punto di vista, la diversità eziologica non consente ragionevolmente  di ritenerli equiparabili.

In secondo luogo, si discosta dall’ordine del criteri interpretavi che, sempre la Suprema Corte, impiega per giungere a considerare sostanzialmente simili le funzioni delle due voci d’interesse in modo da suffragare la computabilità di entrambi ai fini della valutazione d’usurarietà.

In dettaglio critica la rilevanza che la Corte ha ritenuto di dover attribuire al criterio ermeneutico dell’intenzione del legislatore desumibile dai lavori preparatori all’emanazione della nota legge d’interpretazione autentica n. 24 del 2001 dato che, per granitico orientamento della medesima giurisprudenza di legittimità, esso ha un ruolo del tutto sussidiario rispetto alla volontà obbiettiva della legge così come risulta dal suo testo finale approvato che deve in ogni caso risultare sempre coerente  con i principi fondamentali che attendono al sistema di norme di pertinenza.

Da ultimo la critica viene rivolta alle modalità operative con cui la Corte di Cassazione ritiene di dover valutare l’usurarietà dei tassi di mora ovvero rapportandoli al tasso soglia che a sua volta richiama la voce dei tassi medi corrispettivi applicati dalle banche, in chiaro contrasto con il noto principio di omogeneità che tipicamente viene osservato in questi casi.

Ritiene infatti il giudice roveretano che laddove si voglia assumere la computabilità dei moratori nel calcolo dell’usura, si dovrebbe preventivamente “aggiornare il tasso soglia includendovi la media dei tassi moratori, mentre allo stato attuale detto tasso viene calcolato sulla base dei soli tassi corrispettivi. Tanto avrebbe necessario non solo al fine di assicurare un quadro di coerenza ordinamentale, ma anche per preservare i principio di ordine pubblico del diritto privato”.

Così argomentando, il giudice conclude per respingere le istanze di declaratoria d’usurarietà del contratto oggetto di causa.

Tribunale di Rovereto, 16 novembre 2018, n. 273 

Roberta Bramanti – r.bramanti@lascalaw.com

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