Chiusura del fallimento e sorte degli accantonamenti

La chiusura del fallimento di una società disposta, per l’integrale avvenuto pagamento dei creditori ammessi, ai sensi dell’art. 118 legge fallimentare, nel testo applicabile “ratione temporis”, non preclude l’adozione discrezionale di appositi accantonamenti in favore di creditori non ancora ammessi al passivo – per essere pendenti i relativi giudizi di opposizione allo stato passivo – mediante modalità di deposito stabilite dal giudice delegato che il curatore è tenuto ad attuare avvalendosi, ove in tal senso disposto dal medesimo giudice, degli strumenti contrattuali ritenuti più idonei“.

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 20225 del 31 luglio 2018, torna ad affrontare la tematica relativa alla facoltà del Giudice Delegato di disporre, alla chiusura del fallimento, accantonamenti in pendenza dei giudizi di accertamenti dei crediti non ammessi allo stato passivo.

Nel caso di specie il Tribunale, con decreto del 19 aprile 1984, contestualmente alla chiusura del fallimento, aveva consentito al curatore di depositare i titoli di stato residuati su un libretto intestato ai soci di fatto falliti ma, vincolato in favore di una società creditrice essendo in corso il giudizio di accertamento dei crediti. Il Tribunale aveva espressamente previsto che solo al passaggio in giudicato della sentenza di accertamento dei crediti sarebbe potuto avvenire lo svincolo in favore della creditrice e la restituzione del residuo ai soci falliti. Una volta intervenuto il giudicato sulla sentenza favorevole alla società, però, ogni richiesta di svincolo era risultata vana.

I soci ricorrenti contestano l’esistenza di un valido contratto di deposito mancando il consenso delle parti in quanto il curatore avrebbe concluso il contratto quale mero esecutore della volontà del giudice delegato, ed a seguito di un decreto di chiusura del fallimento, per effetto del quale avrebbe perso il potere di amministrare il patrimonio fallimentare.

I Giudicanti della Corte di Cassazione, ritengono, invece, che la conclusione del contratto sia stata validamente compiuta avendo il curatore posto in essere un’attività riconducibile a quella di amministrazione del patrimonio fallimentare, sia pure in vista della necessità di concludere la procedura concorsuale. A tal proposito, lo stesso l’articolo 117 l.f., nella formulazione all’epoca vigente, consentiva il deposito, nei modi stabiliti dal Giudice Delegato, delle somme accantonate ai creditori i cui crediti sono soggetti a condizione sospensiva non ancora verificata, compresi i crediti che non potevano farsi valere contro il fallito se non previa escussione di un obbligato principale.

Infatti, il decreto ex art. 119 l.f. ha la finalità di impartire al curatore tutte le disposizioni esecutive volte ad attuare gli effetti della chiusura, e tra queste rientrano anche le eventuali previsioni in tema di deposito in favore dei creditori, risultando quindi la successiva attività negoziale posta in essere dal curatore per dare attuazione alle disposizioni in tal modo dettate, legittimata ancora dalle esigenze della procedura concorsuale, apparendo la chiusura del fallimento subordinata alla loro previa attuazione.

Pertanto, come già ribadito precedentemente dai giudici della Corte di Cassazione (Cass. Civ. n. 9901/2004) il creditore non ammesso al passivo (pur non avendo diritto ad un accantonamento specifico, ne’ essendo consentita, per il carattere tassativo delle sue previsioni, un’applicazione dell’art. 113 l.f. che, in analogia, estenda la previsione di accantonamento ai crediti non ammessi) può giovarsi dell’accantonamento generico e di quegli altri che il giudice delegato può disporre prudenzialmente ed anche in relazione all’esito favorevole del giudizio di opposizione allo stato passivo che egli valuti in tal senso sulla base di elementi di probabilità, reputando quindi non preclusa le giudice la possibilità di disporre accantonamenti in vista dell’esito dei giudizi di accertamenti dei crediti non ammessi al passivo.

Conseguentemente, viene riaffermata la possibilità di subordinare la chiusura del fallimento all’adozione di appositi accantonamenti, mediante modalità di deposito predisposte dal giudice delegato, che per legge è tenuto ad attuare il curatore, evidentemente avvalendosi, ove in tal senso disposto dal giudice delegato, degli strumenti contrattuali ritenuti più idonei e considerata la possibilità di disporre discrezionalmente accantonamenti anche per ipotesi nelle quali la legge non lo preveda in maniera obbligatoria.

Cass., Sez. II Civ., 31 Luglio 2018, n. 20225

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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