Quando l’AD travalica i poteri delegati di ordinaria amministrazione

L’amministrazione della società è l’attività di gestione dell’impresa sociale. Il potere di amministrare è, di conseguenza, il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale.

Purtuttavia, non è sempre agevole stabilire se un atto posto in essere da un amministratore sia qualificabile di ordinaria o straordinaria amministrazione, tanto più qualora questi abbia ricevuto una delega limitata ai soli atti di ordinaria amministrazione.

Per verificare, dunque, se l’amministratore abbia o meno travalicato i limiti della delega conferitagli e, quindi, se l’atto da questi posto in essere necessitasse o meno di un’autorizzazione da parte dell’intero organo amministrativo, occorre accertare – in concreto – gli effetti e l’impatto di tale atto sull’intero assetto economico-organizzativo dell’impresa.

Ciò in quanto l’esercizio imprenditoriale presuppone necessariamente il compimento di atti dispositivi e non meramente conservativi anche qualora la delega sia limitata ad un’attività c.d. ordinaria.

Sicché la distinzione va fondata, per contro, sulla relazione in cui l’atto si pone con la gestione normale del tipo di impresa e con le relative dimensioni.

Pertanto, sono atti di straordinaria amministrazione solo quelli che modificano la struttura economico-organizzativa dell’impresa.

Sul punto, è intervenuto di recente il Tribunale di Milano secondo cui, anche qualora dovessero risultare per tabulas i poteri delegati  dal consiglio di amministrazione della società all’amministratore delimitati all’ “ordinaria amministrazione”, detto limite andrebbe tuttavia interpretato

– “non nel senso che esso assume nel diritto generale delle persone fisiche, di impedimento ad operazioni dispositive o comunque non meramente conservative, bensì

  • – considerando che l’esercizio dell’impresa – in forma o meno associata – presuppone necessariamente il compimento di una serie continua di atti di investimento, acquisto, cessione e finanziamento
  • – e fondando quindi la distinzione sulla relazione in cui l’atto si pone con la gestione normale di un’impresa delle dimensioni di quella di specie, tale per cui devono reputarsi atti di straordinaria amministrazione solo quelli che modificano la struttura economico-organizzativa dell’impresa”.

Nel caso di specie, peraltro – in cui si accusava l’AD di avere posto in essere un atto di straordinaria amministrazione per effetto della sottoscrizione di cinque accordi quadro e contratti di interest rate swap – l’amministratore aveva comunque il potere di convenire qualunque contratto o rapporto con Banche o Istituti di credito, in qualità di direttore finanziario, e lo stesso oggetto sociale statutariamente comprendeva “tutte le operazioni “ anche “finanziarie [e] mobiliari (…) ritenute dall’organo amministrativo necessarie o utili per il conseguimento dell’oggetto sociale”.

Stando così le cose, il Tribunale – considerata anche la carenza di prove addotte dalla società attrice – ha rigettato l’azione di responsabilità promossa dalla s.p.a. nei confronti dell’amministratore delegato e con essa la richiesta risarcitoria.

Tribunale di Milano, 19 maggio 2018, n. 5660

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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