Contratto non eseguito, curatore non obbligato

La facoltà del curatore di sciogliersi dal contratto non compiutamente eseguito, prevista dall’art. 72 L.F., presuppone che il contratto medesimo sia ancora pendente alla data di dichiarazione del fallimento”.

Nel caso di specie, sotteso alla sentenza in commento, la società resistente chiedeva l’accertamento della risoluzione di un contratto, già compiutamente verificatasi in un momento antecedente alla dichiarazione di fallimento, in virtù dell’inutile decorso del termine assegnato dalla creditrice con diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c.

La Corte di Cassazione, in merito, rilevava che “il tenore strettamente letterale della norma di cui all’art. 1454 c.c. collega all’inutile scadenza del termine contenuto in diffida un effetto automatico, verificandosi la risoluzione al momento stesso dello spirale del dies ad quem indicato dal diffidante (…), perseguendo la non discutibile funzione di bilanciamento di interessi contrapposti, a tutela anche della parte che, allo spirare del termine, abbia posto un affidamento legittimo nell’avvenuta cessazione degli effetti del negozio” (Cass. S.U. n. 553/2009).

L’istituto, inoltre, non appare incompatibile con l’evoluzione concorsuale dello status di una delle parti, avendo la Suprema Corte – per converso – ritenuto ammissibile che il convenuto non fallito possa invocare il “fatto impeditivo delle avverse domande e distintivo della descritta obbligazione di restituzione, e quindi al solo fine di conseguirne il loro rigetto, la proposizione dell’eccezione tesa all’accertamento, “incidenter tantum”, della già avvenuta risoluzione del predetto preliminare, in via automatica ed anteriormente al fallimento del promittente acquirente, per non avere quest’ultimo rispettato un termine essenziale previsto nel contratto né adempiuto ad una successiva diffida intimatagli ex art. 1454 c.c.” (Cass. n. 5298/2013).

Le facoltà invocate dal curatore ai sensi dell’art. 72 L.F., anche in chiave di ostacolo all’ammissibilità della domanda di rivendica del bene immobile esperita dal terzo, sono in ogni caso coerenti con il principio per cui “la facoltà del curatore di sciogliersi dal contratto non compiutamente eseguito, prevista dall’art. 72 L.F., presuppone che il contratto medesimo sia ancora pendente alla data di dichiarazione del fallimento” (Cass. n. 5523/2015).

Il Giudice di merito è, pertanto, chiamato esclusivamente a verificare l’effettiva sussistenza dei presupposti necessari a ritenere che, prima della domanda di insinuazione al passivo e prima ancora della dichiarazione di fallimento, si fosse già realizzata la risoluzione di diritto del rapporto obbligatorio insorto tra le parti.

Cass, Sez. VI Civ., 10 luglio 2018, n. 21695

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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