Contratti “monofirma” e facta concludentia

In materia di contratti bancari, l’omessa sottoscrizione del documento da parte dell’istituto di credito non determina la nullità del contratto per difetto della forma scritta, prevista dall’art. 117, comma 3, d.lgs. n. 385/1993. Il requisito formale, infatti, non deve essere inteso in senso strutturale, bensì funzionale, in quanto posto a garanzia della più ampia conoscenza, da parte del cliente, del contratto predisposto dalla banca, la cui mancata sottoscrizione è dunque priva di rilievo, in presenza di comportamenti concludenti dell’istituto di credito idonei a dimostrare la sua volontà di avvalersi di quel contratto”.

Con tale principio di diritto, la Sezione I della Suprema Corte di Cassazione, in ossequio a quanto sostenuto dalla Corte d’Appello di Brescia con la sentenza impugnata, ha motivato il rigettato della domanda avente ad oggetto la nullità dei contratti di conto corrente privi di sottoscrizione dell’Istituto di Credito.

La prima Sezione della Suprema Corte, uniformandosi ai principi già enunciati dalle Sezioni Unite con sentenza n. 898 del 16/1/2018, ha così statuito:

  1. a) i contratti bancari soggetti alla disciplina di cui all’117 del TUB, così come i contratti di intermediazione finanziaria, non esigono – ai fini della valida stipula del contratto- la sottoscrizione del documento contrattuale da parte della banca, il cui consenso si può desumere alla stregua di atti o comportamenti alla stessa riconducibili;
  2. b) in tema di contratti bancari, la mancata sottoscrizione del documento contrattuale da parte della banca non determina la nullità per difetto della forma scritta prevista dall’art. 117 del TUB, comma 3, trattandosi di un requisito che va inteso non in senso strutturale, ma funzionale. Ne consegue che è sufficiente che il contratto sia redatto per iscritto, ne sia consegnata una copia al cliente e vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo, potendo il consenso della banca desumersi alla stregua di comportamenti concludenti (Sez. 1, Ordinanza n. 14646 del 2018);
  3. c) in materia di contratti bancari, la omessa sottoscrizione del documento da parte dell’istituto di credito non determina la nullità del contratto per difetto della forma scritta, prevista dall’art. 117 del TUB comma 3. Il requisito formale, infatti, non deve essere inteso in senso strutturale, bensì funzionale, in quanto posto a garanzia della più ampia conoscenza, da parte del cliente, del contratto predisposto dalla banca, la cui mancata sottoscrizione è dunque priva di rilievo, in presenza di comportamenti concludenti dell’istituto di credito idonei a dimostrare la sua volontà di avvalersi di quel contratto (Sez. 1, Ordinanza n. 16070 del 2018).

Alla luce di quanto sopra, la Corte ha confermato la validità dei contratti di conto corrente ancorché privi della sottoscrizione dell’Istituto laddove vi siano dei comportamenti concludenti delle parti tali da cui è possibile dedurre il consenso della Banca.

Cass., Sez. I Civ., 29 novembre 2018, ordinanza n. 30885

Francesca Schiavon – f.schiavon@lascalaw.com

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