Consulenza tecnica preventiva: quando il giudice liquida le spese

Il provvedimento emesso all’esito del procedimento di istruzione preventiva ex art. 696 bis può statuire sulle spese di lite solo se ha ad oggetto una pronuncia di incompetenza o di inammissibilità per carenza dei presupposti di legge.

Questo è il principio a cui è addivenuta la Corte di Cassazione con la ordinanza n. 26573 del 3 ottobre 2018.

A fondamento di tale affermazione di principio vi è la disciplina contenuta nell’art. 669 septies c.p.c., oramai ritenuta applicabile anche ai provvedimenti di istruzione preventiva a seguito dell’introduzione dell’art. 669 quaterdecies c.p.c.

L’art. 669 septies c.p.c., in particolare, prevede che l’ordinanza di incompetenza emessa all’esito del procedimento cautelare debba provvedere definitivamente sulle spese di lite, assumendo peraltro valore di titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 c.p.c.

In applicazione della disciplina citata, i giudici di legittimità hanno ritenuto che il Tribunale, adito ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c., possa statuire sulle spese di lite solo nell’ipotesi in cui decida che non dovrà darsi corso all’espletamento della consulenza tecnica preventiva, poiché incompetente o in ragione della carenza dei presupposti di legge necessari.

Al contrario, la liquidazione delle spese è esclusa in ogni caso in cui si proceda con l’istruzione preventiva, a prescindere da quale sia l’esito dell’accertamento.

La Suprema Corte, inoltre, ha avuto modo di precisare che l’eventuale decisione emessa in violazione di detti principi ha natura di pronuncia abnorme ed, ancora, non può essere considerata un valido titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Da tali argomentazioni consegue che il provvedimento così viziato non è impugnabile ai sensi dell’art. 111 comma 7 c.p.c., in ragione del più volte affermato principio giurisprudenziale secondo il quale il ricorso straordinario per cassazione è proponibile esclusivamente avverso le decisioni a carattere definitivo e decisorio.

Al contrario, nell’ipotesi in cui la pronuncia che erroneamente decide sulle spese di lite venisse azionata in via esecutiva, essa sarebbe passibile di azione di nullità da proporsi nella forma dell’opposizione ex art. 615 c.p.c., alla stregua di un titolo esecutivo di natura stragiudiziale.

Resta ferma, inoltre, la possibilità di contestare il provvedimento viziato nell’ambito del giudizio di merito che dovesse essere introdotto per trattare della pretesa che aveva originato la richiesta di accertamento preventivo.

La particolare novità della questione discussa ha condotto la Corte di Cassazione alla compensazione delle spese di lite per il giudizio di legittimità introdotto nella fattispecie in commento.

Cass. civ., Sez. VI – 3, 22 ottobre 2018, ordinanza n. 26573

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

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