Concordato con cessione parziale dei beni: no all’effetto esdebidatorio

Il concordato con cessione solo parziale dei beni realizza una violazione dell’art. 2740 c.c., in quanto l’effetto esdebitatorio presuppone la messa a disposizione dei creditori di tutte le attività del debitore.

Proprio la presenza di tale effetto spiega l’inapplicabilità della disciplina dettata dall’art. 1977 c.c., che consente al debitore di cedere “tutte o alcune sue attività”; in realtà, la cessione dei beni di fonte contrattuale non ha un effetto esdebitatorio – a differenza di quanto avviene nel concordato – e consente ai creditori cessionari di agire esecutivamente anche sulle attività non cedute.

Diversa è, invece, la situazione che si presenta nel concordato con continuità aziendale, ai sensi dell’art. 186 bis L.F., in cui la cessione parziale dei beni è espressamente prevista proprio in relazione alla finalità perseguita dall’istituto di consentire la prosecuzione dell’attività imprenditoriale.

In senso contrario, non è convincente l’argomento tratto dal testo del novellato art. 160 L.F. – che non opera più un esclusivo e puntuale riferimento alla cessione di “tutti” i beni. La formulazione del dato normativo in termini generali si spiega, infatti, in quanto la cessione è divenuta una delle forme attraverso le quali si possono attuare la prevista ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti.

Posto allora che la cessione debba continuare ad investire, nel concordato liquidatorio, la totalità dei beni del debitore, deve poi osservarsi che, secondo costante giurisprudenza della Suprema Corte, è inammissibile la proposta unitaria di concordato da parte di società fra loro collegate da vincolo di direzione e controllo che preveda l’attribuzione ai creditori di ciascuna società solo di parte del patrimonio di questa (Cass. 13 ottobre 2015, n. 20559; Cass. 13 luglio 2018, n. 18761).

Il concordato preventivo può, pertanto, essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al Tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa.

La necessaria separazione delle masse attive e passive rappresenta, pertanto, anche in ragione del meccanismo di formazione delle maggioranze necessarie, un dato imprescindibile della normativa.

Cass., Sez. I Civ., 17 ottobre 2018, n. 26005

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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