Danno diretto per l’azione individuale del socio di s.r.l. contro l’amministratore

Il Tribunale di Roma, nella sentenza in esame, ha affrontato il tema dell’azione individuale del socio di s.r.l. o del terzo ex art. 2476, comma 6 c.c..

In particolare, è stato chiarito come per il risarcimento dei danni sofferti dai soci di s.r.l. o da terzi e derivanti da atti dolosi o colposi degli amministratori, è necessario dimostrare che tali danni siano stati direttamente cagionati ai soci o ai terzi e che non siano solo il riflesso di quelli arrecati al patrimonio sociale.

Si deve innanzi tutto rilevare che, con riferimento al disposto del parallelo articolo 2395 c.c. in tema di S.p.a., la giurisprudenza ha costantemente rilevato come l’azione individuale spettante ai soci o ai terzi per il risarcimento dei danni ad essi derivati per effetto di atti dolosi o colposi degli amministratori rientri nello schema della responsabilità aquiliana e presupponga che i danni medesimi non siano solo il riflesso di quelli arrecati eventualmente al patrimonio sociale, ma siano stati direttamente cagionati ai soci o terzi, come conseguenza immediata del comportamento degli stessi amministratori.

Pertanto, tale azione individuale risulta essere un rimedio utilmente esperibile solamente quando la violazione del diritto individuale del socio o del terzo sia in rapporto causale diretto con l’azione degli amministratori.

Va inoltre precisato che l’azione contemplata dall’articolo 2476, comma 6 c.c. (come del resto quella ex art. 2395 c.c.) riguarda fatti che siano addebitabili esclusivamente agli amministratori e non reversibili sulla società, differendo così dall’azione che può essere invece essere proposta direttamente nei confronti della società per violazione del rapporto sociale ovvero di specifici obblighi contrattuali o extracontrattuali su di essa gravanti.

In particolare, il Tribunale rileva come sia proprio l’avverbio “direttamente” a circoscrivere l’ambito di esperibilità dell’azione ex art. 2476 comma 6 c.c.  rispetto all’azione sociale di responsabilità.

Il discrimine tra tali azioni non va ricercato nei presupposti stabiliti dalla legge per il sorgere di tali forme di responsabilità, ma bensì nelle conseguenze che il comportamento illegittimo degli amministratori ha determinato nel patrimonio del socio o del terzo.

Se il danno allegato costituisce solo il riflesso di quello cagionato al patrimonio sociale, si è al di fuori dell’ambito di applicazione dell’articolo 2476 comma 6 c.c., in quanto tali norme richiedono che il danno abbia investito direttamente il patrimonio del socio o del terzo.

Stante la riconducibilità della responsabilità ex 2476 comma 6 c.c. allo schema della responsabilità aquiliana, in capo al socio che agisce graverà l’onere di provare:

  • a) la addebitabilità, agli amministratori, di omissioni e condotte in violazione degli obblighi specifici e dei doveri connessi alla carica rivestita;
  • b) i pregiudizi patrimoniali diretti asseritamente subiti;
  • c) il nesso eziologico tra gli addebiti formulati ed i danni prospettati.

Nel caso di specie, il Tribunale di Roma, rilevato che nessun danno specifico risultava concretamente allegato e dimostrato da parte attrice, ne rigettava le domande.

Tribunale di Roma, 22 ottobre 2018, n.20164

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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