Inattendibile la CTU contraria alle Istruzioni di Bankit

Il Tribunale di Pesaro, a definizione di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo su saldo debitore di conto corrente, ha ribadito un principio ben consolidato in giurisprudenza e che attribuisce alle Istruzioni di Banca d’Italia un ruolo determinante ai fini della verifica del superamento o meno della soglia usura.

In particolare, nel caso di specie, parte attrice lamentava che il rapporto azionato fosse viziato sia da usura soggettiva che da usura oggettiva allegando, a supporto della propria iniziativa giudiziale, un’apposita consulenza di parte.

Il Giudice dott. Lorenzo Pini, tuttavia, dopo alcune precisazioni preliminari, rilevava immediatamente l’infondatezza delle pretese fondanti l’opposizione. In primo luogo, chiarendo come l’usura pattizia (o contrattuale) possa sussistere solo allorquando le stesse clausole inserite nel documento contrattuale rechino- di per sé- tassi di interesse ed oneri esorbitanti la soglia di legge operante al momento della stipula, evidenziava l’inattendibilità delle risultanze dell’elaborato peritale di parte in quanto non in linea con le Istruzioni di Banca d’Italia.

Queste ultime, infatti, ai fini del calcolo usura, impongono che debbano includersi nel Teg solamente gli oneri e le commissioni strettamente collegati all’erogazione del credito e non anche, come avvenuto nel caso di specie, i diritti di segreteria, spese non meglio precisate, ecc.

La prima doglianza mossa dai debitori veniva, dunque, rigettata dal Giudice proprio in quanto fondata su una premessa più volte ritenuta scorretta dal Tribunale di Pesaro “e cioè che il superamento, asseritamente appurato in alcuni trimestri, del tasso soglia fosse affermato sulla base di un Teg elaborato in maniera apertamente difforme dalle istruzioni di Banca d’Italia”.

Stando così le cose, il Giudice rilevava l’irrilevanza di ogni accertamento al riguardo, dal momento che le presunte anomalie risultavano allegate in forza di parametri non utilizzabili in sede di consulenza tecnica d’ufficio la quale, sarebbe quindi diventata meramente esplorativa.

Ciò premesso, parimenti infondata è stata ritenuta la presunta esistenza di un’usura soggettiva e ciò in quanto “affinché tale particolare tipologia di illiceità possa concretizzarsi non rileva tanto il superamento del tasso effettivo globale medio, quanto la presenza di condizioni di contesto tali da indurre a ritenere che la banca, applicando tassi ingiustificatamente superiori a quelli applicabili in quella situazione a soggetti in analoghe condizioni, abbia nei fatti portato avanti una sorta di approfittamento della posizione di debolezza del correntista. Per la dimostrazione di ciò, tuttavia, non basta né la mera allegazione di una situazione di difficoltà economica o finanziaria del cliente né la misura anche elevata del tasso di interesse pattuito, dovendo tali informazioni essere integrate con altri elementi (tassi praticati per analoghe operazioni da altri operatori nella zona di riferimento a soggetti in condizioni assimilabili) che nel caso di specie difettano del tutto”.

Alla luce di tali considerazioni, il giudicante ha dunque rigettato l’opposizione confermando il decreto ingiuntivo.

Tribunale di Pesaro, 7 novembre 2018, n. 1123

Noemi Pavone – n.pavone@lascalaw.com

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