Amministrazione straordinaria e zero hour rule? Niente da fare

Nell’amministrazione straordinaria lo spossessamento dell’imprenditore, con la conseguente perdita della capacità dello stesso di amministrare e di disporre dei propri beni, decorre dal decreto di ammissione alla procedura e che, rispetto ai creditori dell’impresa sono inefficaci soltanto gli atti da lui compiuti e i pagamenti da lui eseguiti dopo la pronuncia di detto decreto.

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 20955 del 31 ottobre 2018, partendo dal combinato disposto degli articoli 42 e 44 della legge fallimentare ha ribadito che il principio della c.d. zero hour non può trovare applicazione alla procedura dell’amministrazione straordinaria.

Nel caso di specie, una società in data 27 agosto 2008 aveva impartito un ordine di bonifico con addebito sul conto corrente ad essa intestata in favore di un proprio creditore. Il bonifico veniva, quindi, effettuato dall’Istituto di credito in data 29 agosto 2008 ed in pari data la società correntista veniva ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. I commissari straordinari citavano avanti il Tribunale di prime cure, la Banca, ed il soggetto beneficiario del bonifico bancario per sentirne dichiarare l’inefficacia ai sensi dell’art. 44 della legge fallimentare.

Secondo il Giudice di primo grado, il decreto ministeriale che dispone l’ammissione delle grandi imprese in stato di insolvenza alla procedura di amministrazione straordinaria determina lo spossessamento del debitore e produce, tra l’altro, gli effetti di cui agli artt. 42 e 44 della legge fallimentare La prima norma prevede che la sentenza di fallimento priva dalla sua data il fallito dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni, mentre la seconda sancisce l’inefficacia rispetto ai creditori degli atti e dei pagamenti eseguiti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento.

Nella disciplina anteriore alla riforma delle procedure concorsuali del 2006, considerato che la legge non prescrive tra gli elementi di individuazione della data della sentenza dichiarativa di fallimento, l’annotazione della ora in cui la decisione è stata emessa, il fallito doveva ritenersi privato dell’amministrazione e della disponibilità dei beni sin dall’ora zero del giorno della pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento, con conseguente inefficacia degli atti da lui compiuti e dei pagamenti a lui effettuati a partire dall’inizio di quella giornata indipendentemente dall’ora.

Il principio della c.d. zero hour rule tuttavia non può applicarsi al caso in esame.

Infatti, ai sensi dell’art. 16, secondo comma della legge fallimentare nel testo attualmente vigente, nei riguardi dei terzi la sentenza dichiarativa di fallimento produce i suoi effetti, non dalla data della pubblicazione bensì dalla data di iscrizione nel Registro delle Imprese e tra gli effetti della sentenza che si riflettono nella sfera giuridica dei terzi devono essere ricondotti anche quelli riconducibili all’inefficacia comminata dall’art. 44 l.f. ai pagamenti eseguiti dal fallito in loro favore.

Il tribunale di prime cure opera ritiene che per la procedura di amministrazione straordinaria, come per ogni procedura concorsuale, è opportuno distinguere gli effetti che riguardano l’impresa e gli organi della procedura stessa, dagli effetti che incidono sulla sfera giuridica dei terzi. I primi, infatti, si determinano ipso iure con la formazione del titolo giudiziale o amministrativo che sancisce l’apertura della procedura, i secondi si verificano a partire dalla pubblicazione del titolo nel Registro delle imprese, la quale rende conoscibile la pendenza della procedura ai soggetti ad essa estranei e sanzionabili gli atti e i comportamenti lesivi della par condicio creditorum.

Conseguentemente, nel caso che qui ci occupa, l’ordine di bonifico disposto dalla società insolvente è valido in quanto impartito prima della pronuncia del decreto con cui la Presidenza del Consiglio dei ministri ha disposto l’ammissione immediata della società alla procedura di amministrazione straordinaria.

Tribunale di Roma, 31 Ottobre 2018, n. 20955

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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