Appello breve. La parola alle Sezioni Unite sul termine?

Questa è la questione rimessa al Primo Presidente della Corte di Cassazione, che dovrà stabilire se rimettere il tutto alle S.U. per decidere se il termine breve per appellare decorre, per la parte notificante, dalla data di consegna dell’atto all’Ufficiale Giudiziario, oppure se decorre dal momento del perfezionamento del procedimento di notificazione nei confronti del destinatario.

Gli artt. 325 e 326 del codice di Procedura Civile, infatti, prevedono che sia di trenta giorni il termine per proporre ricorso in appello e che esso decorra dalla notificazione della sentenza.

Nel corso degli anni, tuttavia, si sono consolidati due orientamenti giurisprudenziali, ispirati da principi di diritto diametralmente opposti, in merito al dies a quo per il calcolo del termine breve di impugnazione ex art. 325 c.p.c.

Posto che la notifica si sia perfezionata anche per il destinatario – secondo una prima interpretazione di carattere più risalente – “quando una delle parti abbia notificato all’altra la sentenza, il termine breve per impugnare decorre per la parte notificante dalla data di consegna dell’atto all’Ufficiale Giudiziario, e non in quella eventualmente successiva di perfezionamento della notifica, in quanto la consegna dell’atto rende certa l’anteriorità della conoscenza della sentenza per l’impugnante, in applicazione analogica del principio dettato dall’art. 2704, comma 1, ultimo periodo, c.c.” (Cass. Civ. n. 883/14).

Contrapposta a questa prima tesi, e di carattere più recente, un altro orientamento della Giurisprudenza di merito ritiene, invece, che “la notificazione di una sentenza o di una prima impugnazione evidenziano la conoscenza legale del provvedimento impugnato e fanno, pertanto, decorrere il termine breve di cui all’art. 325 cod. proc. civ. a carico del notificante solo dal momento del perfezionamento del procedimento di notificazione nei confronti del destinatario, atteso che, da un lato, il principio di scissione soggettiva opera esclusivamente per evitare al notificante effetti pregiudizievoli derivanti da ritardi sottratti al suo controllo e, dall’altro lato, la conoscenza legale rientra tra gli effetti bilaterali e deve, quindi, realizzarsi per entrambe le parti nello stesso momento” (Cass. Civ. n. 9258/15).

D’altro canto – prosegue la Cassazione in ultimo citata – se si ammettesse, anche a carico di chi notifica la sentenza, che la notificazione da parte sua, ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione per la controparte, equivale all’evidenza di una conoscenza legale della sentenza stessa simile a quella realizzata nei confronti della parte destinataria, ne conseguirebbe l’assoluta equivalenza della posizione delle parti.

Quanto sopra, basterebbe ad escludere che possa avere rilevanza la mera circostanza che il notificante la sentenza, per notificarla, abbia avuto conoscenza della sentenza stessa fin dal momento della consegna all’Ufficiale Giudiziario.

Ciò in conseguenza del fatto che, tale mera circostanza conoscitiva non dimostrerebbe una conoscenza “legale” e funzionale al decorso del termine per impugnare la sentenza (cfr. Cass. (od.) n. 21814 del 2009, (ord.) n. 1589 del 2012 e (ord.) n. 14135 del 2013).

Messo a fuoco le posizioni dei due orientamenti, data la divergenza di veduta, non suscettibile di riunione ad unico pensiero, la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione – con ordinanza n. 10507/18 depositata il 3 maggio già citata – ha rimesso la questione al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite Civili per la sua risoluzione, data la particolare rilevanza.

Cass., Sez. II Civ., 3 maggio 2018, n. 10507

Barbara Maltese – b.maltese@lascalaw.com

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