Antiterrorismo: come prevenire il finanziamento secondo la UIF

I recenti fatti di cronaca che riguardano il terrorismo internazionale, hanno richiamato l’attenzione della UIF, la quale, il 13 ottobre 2017, ha pubblicato la “Comunicazione in materia di prevenzione del finanziamento del terrorismo internazionale”.

In particolar modo, rileva come costituisca elemento centrale nella lotta al finanziamento del terrorismo, il personale degli intermediari addetto ai rapporti con il pubblico. Gli operatori, se opportunamente sensibilizzati, svolgono un ruolo essenziale nella rilevazione dei comportamenti della clientela indicativi di una loro radicalizzazione religiosa, consentendo di contestualizzare con maggiore accuratezza gli elementi di anomalia riconducibili a possibili casi di finanziamento del terrorismo.

Attraverso un esame delle segnalazioni di operazioni sospette sono emersi una serie di indicatori di rischio (concernenti, prevalentemente, il modus operandi dell’ISIL) che possono essere così sintetizzati:

  • – la disponibilità da parte dell’ISIL di documenti rubati, alterati o contraffatti. Al riguardo, in sede di adeguata verifica della clientela, gli operatori dovranno valutare in modo approfondito gli elementi che possano far dubitare dell’autenticità della documentazione presentata,
  • – l’operatività di soggetti collegati a persone coinvolte in procedimenti o indagini per fatti di terrorismo da vincoli di parentela, affinità, convivenza o altre connessioni note;
  • – l’improvvisa riattivazione del cliente di rapporti finanziari a lungo mantenuti inattivi, soprattutto se realizzata tramite operatività in contante o mediante trasferimento fondi in presenza di elementi che possano ricollegare tali trasferimenti a Paesi o aree a rischio geografico. Maggiore attenzione va rivolta all’improvvisa riattivazione di carte di pagamento o la richiesta di nuove carte;
  • – ripetuti trasferimenti di fondi con controparti insediate in Paesi o aree a rischio geografico quando motivati da causali del tutto generiche o poco chiare, ovvero sono collegati a versamenti o prelevamenti in contante. In questo senso, si deve porre particolar attenzione alle transazioni con organizzazioni non lucrative o soggetti notoriamente legati a fenomeni di estremismo o radicazione;
  • – bonifici disposti dal medesimo conto corrente a favore di una pluralità di soggetti, ovvero ordinati da più soggetti a favore del medesimo conto, specie se in presenza di un collegamento con Paesi a rischio geografico;
  • – operazioni di money transfer, con controparti ricorrenti e non adeguatamente giustificate;
  • – trasferimento di fondi attraverso controparti operanti in Paesi limitrofi alla Siria e all’Iraq;
  • – versamento in contante o valori provenienti dall’estero, di importo complessivo pari o superiore al controvalore di 10.000 euro. Al riguardo, l’operatore dovrà approfondire i comportamenti di rifiuto o riluttanza a fornire copia della dichiarazione di trasferimento di denaro contante ex 3 D.lgs. 195/2008;
  • – ricorso a finanziamenti al consumo o a prestiti richiesti per generiche esigenze di liquidità o comunque non finalizzati all’acquisto di specifici beni o servizi, in particolar laddove vengano immediatamente monetizzati (come nel caso di mancato pagamento delle rate).

Claudio Saba – c.saba@lascalaw.com

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