Anche parte attrice deve partecipare alla mediazione

Tutte le parti coinvolte devono partecipare al procedimento di mediazione, ivi compresa parte attrice; in difetto, il Giudice deve dedurre, dalla mancata ed ingiustificata partecipazione, argomenti di prova ex art. 116 c.p.c., per integrare e supportare gli elementi già acquisiti in giudizio. Questo è il principio stabilito dal tribunale romano, con una recente decisione.

Il G.U., infatti, ha osservato come l’art.116 c.p.c. sia richiamato dal legislatore all’art. 8 del d. lgs. 28/10, relativo alla mediazione, nell’ambito della ricerca di una serie di incentivi e deterrenti, volti a indurre le parti (con la previsione di vantaggi per chi partecipa  e di svantaggi per chi al contrario decida di non presenziare) a comparire in sede di mediazione, al fine di pervenire a un accordo amichevole, che prevenga o ponga fine alle liti.Di conseguenza, così ha statuito il Giudice:

“Va considerato che nell’attuale situazione, affetta da una endemica lunghezza nei tempi di risposta alla domanda di giustizia, causata principalmente dalla imponente mole di cause iscritte nei tribunali e delle corti; e viste le sempre più gravi e negative conseguenze sociali, economiche e di immagine anche internazionale del Paese, derivanti dal ritardo nella definizione dei processi, sia necessario rivalutare quanto previsto dall’art.116 cpc. È necessario tuttavia fissare delle regole precise al riguardo. Deve essere ben chiaro in primo luogo che la mancata comparizione in sede di mediazione potrà costituire argomento per corroborare o indebolire una tesi giuridica, che dovrà sempre essere risolta esclusivamente in punto di diritto. A favore o contro la parte non comparsa in mediazione. Ed infatti lo strumento offerto dall’art. 116 c.p.c. attiene ai mezzi che il giudice valuta, nell’ambito delle prove libere (vale a dire dove si esplica il principio del libero convincimento del giudice precluso in presenza di prova legale) ai fini dell’accertamento del fatto. L’argomento di prova appartiene all’ampio armamentario degli strumenti utilizzati dal giudice in un ambito in cui non opera la prova diretta, vale a dire quella dove si ha a disposizione un fatto dal quale si può fondare direttamente il convincimento. Nel processo di inferenza dal fatto al convincimento l’argomento di prova ha la stessa potenzialità probatoria indiretta degli indizi.E come le presunzioni semplici ha come stella polare il criterio della prudenza (art. 2729 c.c.) che deve illuminarne l’utilizzo da parte del giudice”.

Tribunale Roma, 28 novembre 2016

Simona Daminellis.daminelli@lascalaw.com

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