Anatocismo e prescrizione: onere della prova “alleggerito” per la banca

Il Tribunale di Milano, con sentenza dello scorso 7.3.2018, ha affrontato due temi molto ricorrenti nell’ambito del contenzioso bancario: l’anatocismo su conto corrente e la prescrizione nelle azioni restitutorie promosse dai correntisti nei confronti degli istituti di credito. La pronuncia presenta profili di particolare interesse, se solo si consideri che la domanda dell’attore è stata rigettata anche a fronte di una ridotta allegazione da parte della banca convenuta.

In punto anatocismo il Tribunale in commento ha ritenuto che la pari periodicità della capitalizzazione degli interessi attivi e passivi non sia modifica peggiorativa, essendo sufficiente – ai fini della prova dell’adeguamento alle disposizioni della delibera CICR 9.2.2000 – la produzione in giudizio della modifica contrattuale pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

In particolare, secondo il Giudicante: “la Banca ha allegato e documentato di aver dato corretta attuazione alla citata delibera, mediante pubblicazione della modifica contrattuale sulla G.U. (v. doc. 1 conv.). Ai sensi dell’art. 7, commi 2 e 3, della delibera in questione nella fattispecie non occorreva una nuova sottoscrizione del contratto, dal momento che la modifica contrattuale inserita non è peggiorativa rispetto alle condizioni applicate in precedenza. Infatti da una capitalizzazione solo annuale degli interessi a credito e invece trimestrale per quelli a debito si è passati ad una pari periodicità trimestrale per entrambi. In proposito si deve tenere presente che l’art. 7, comma 2, della citata delibera CICR richiede espressamente di effettuare la valutazione di peggioramento delle nuove condizioni contrattuali con riferimento non alle condizioni legali, ma a quelle di fatto applicate dalla Banca. Pertanto è infondata la tesi che sostiene il peggioramento delle condizioni – e quindi la necessità della loro approvazione – considerando il previgente divieto di anatocismo”.

Sul tema della prescrizione il Tribunale, dopo aver chiarito che in ipotesi di conto corrente ancora in essere il termine decennale decorre dall’operazione “solutoria”, ovvero da un pagamento che estingue un debito esigibile del correntista, ha stabilito che la banca che sollevi tempestivamente l’eccezione di prescrizione: “ha l’onere di allegare il decorso del termine e l’inerzia del titolare del diritto”.

In particolare, il Tribunale facendo un richiamo ai più recenti orientamenti di legittimità ha stabilito che non sia necessario per la banca l’allegazione delle rimesse solutorie per veder accolta la relativa eccezione, stabilendo che la disciplina della prescrizione non sia derogabile nell’ambito delle controversie bancarie. In particolare, citando testualmente il Giudicante: “tale disciplina non può modificarsi nell’ambito delle controversie bancarie, a motivo della esigenza di individuare le rimesse solutorie. Non è quindi condivisibile la difesa spesa da parte attrice in comparsa conclusionale, secondo la quale la banca avrebbe dovuto indicare le singole rimesse solutorie. Invero, una volta prodotti gli e/c, sono in atti gli elementi per accertare le rimesse aventi natura solutoria, eventualmente con l’ausilio di un tecnico (v. in questo senso Cass. 18581/2017 e 4372/2018)”.

Tribunale di Milano, 07 marzo 2018, n. 2655

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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