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Amsterdam rialza la testa ricorso italiano in bilico l’Ema finirà in Olanda

Nessun trionfo ad Amsterdam, anzi. Dopo la missione in Olanda degli eurodeputati per verificare i lavori per ospitare l’Ema, c’è meno ottimismo sulla possibilità che Milano rientri in gioco. Per capirlo basta rileggere le dichiarazioni rilasciate in mattinata e poi nel pomeriggio: « Non ci sono molte risposte » , affermava in un primo momento Giovanni La Via, capodelegazione della commissione ambiente di Strasburgo. «La sede provvisoria è un buon palazzo, resta qualche perplessità sui tempi per realizzare la sede definitiva » , scandiva in un secondo momento. Se gli eurodeputati italiani erano certi di squadernare di fronte ai colleghi stranieri — che poi voteranno sul dossier — i ritardi di Amsterdam, hanno invece trovato una situazione meno negativa del previsto. La partita non è chiusa, ma la pistola fumante dell’impreparazione olandese non è stata trovata.
La commissione ambiente del Parlamento europeo voterà il 12 marzo sul trasferimento dell’Agenzia Ue del farmaco da Londra ( causa Brexit) ad Amsterdam, come deciso al sorteggio a novembre dopo che le votazioni dei ministri Ue avevano sancito il pareggio con Milano. Poi toccherà alla plenaria. Le speranze di rimettere in gioco il Pirellone si fondavano sui ritardi, l’aumento dei costi e l’impossibilità di costruire la sede definitiva (Vivaldi Building) nei tempi previsti. E invece a sorpresa ieri gli olandesi hanno sfoderato bandi di gara, penali e cronoprogrammi che garantiscono il successo dell’operazione. « Ci avevano descritto una situazione ben diversa», si è lasciato sfuggire uno degli eurodeputati in missione ad Amsterdam.
Insomma, le prove schiaccianti per convincere gli europarlamentari stranieri ad appoggiare (e votare) la tesi italiana contro l’Olanda non sono state trovate. Il palazzo provvisorio ( Spark Building), spiegava La Via tenendo conto anche delle impressioni di colleghi degli altri paesi, «è una struttura attrezzata, bisogna solo mettere i tramezzi e portare le forniture per le scrivanie ma in nove mesi è realizzabile». Dubbi sul cratere sul quale dovrà sorgere il Vivaldi Building nel 2019, ma anche su questo punto gli olandesi hanno fornito rassicurazioni, così come si sono impegnati a pagare i maggiori costi per il cambio della sede provvisoria rispetto alle due citate nel bando di gara. Da Milano il sindaco Sala ha comunque rilanciato affermando che « la partita è più aperta che mai».
Tuttavia anche il Consiglio Ue — l’istituzione che raccoglie i governi, ovvero i protagonisti della scelta su Ema — ha definito il ricorso italiano in Corte di giustizia « irricevibile e grottesco » chiedendo ai giudici europei di rigettare la sospensiva. Posizione scontata, come la replica di Milano secondo cui il ricorso invece è fondato. La partita però è politica e il vero campo da gioco è il Parlamento (lo stesso governo sa che il ricorso è un petalo per rinforzare la posizione degli eurodeputati italiani) e dopo la visita di ieri il voto della plenaria sembra più in salita, anche se la prossima tappa fondamentale sarà il 27 febbraio, giorno in cui la commissione ambiente scriverà la sua relazione ( conteranno i toni del documento che dovrà tenere conto delle sensibilità di italiani e stranieri). Tuttavia se fino a due giorni fa le istituzioni europee erano in procinto di attivare una mediazione informale tra Italia e Olanda per chiudere la partita senza ulteriori scontri, ora l’intervento sembra meno urgente. Così il vicepremier olandese, Hugo De Jonge, ieri poteva esultare: « Rispetteremo i tempi e assicureremo l’operatività dell’Agenzia, yes we can ».

Alberto D’Argenio

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