Amministratore in proroga e diritto al pagamento del compenso

La proroga dei poteri in capo all’amministratore uscente ed il diritto di quest’ultimo al corrispettivo in relazione alla suddetta fase non trova applicazione quando risulti una chiara volontà dei condomini, espressa con delibera assembleare, di segno espressamente contrario.

Questo, in estrema sintesi, quanto affermato dalla Suprema Corte nell’ordinanza oggetto di commento.

Nel caso di specie, l’ex amministratore di un condominio aveva adito il giudice di Pace di Montecchio Emilia domandando – ed ottenendo – ingiunzione di pagamento nei confronti del Condominio in relazione ai compensi asseritamente spettantigli per il periodo successivo alla sua revoca e sino all’insediamento nella carica del nuovo amministratore. Avverso il decreto, il Condominio aveva proposto opposizione, respinta dal Giudice di Pace e successivamente riformata dal Tribunale con successiva conferma anche da parte della Corte d’Appello. Avverso tale doppia conforme, l’ex amministratore promuoveva ricorso per Cassazione.

È stato così che la Suprema Corte, uniformandosi all’orientamento ormai consolidato, ha avuto modo di precisare, rigettando il ricorso con riferimento a tutti i suoi motivi, che la perpetuatio di poteri in capo all’amministratore uscente dopo la cessazione della carica per scadenza del termine di cui all’art. 1129 c.c. o per dimissioni, “fondandosi su una presunzione di conformità di una siffatta perpetuatio all’interesse ed alla volontà dei condomini, non trova applicazione quando risulti, viceversa, (come nel caso in esame) una volontà di questi ultimi, espressa con delibera dell’assemblea condominiale, contraria alla conservazione dei poteri di gestione da parte dell’amministratore, cessato dall’incarico”.

Ciò significa che il regime di prorogatio dell’amministratore revocato, lungi dall’essere una previsione normativa imprescindibile ed inderogabile, può essere tranquillamente essere escluso dai condomini attraverso una esplicita statuizione di segno contrario. Ne consegue, quindi, che se i condomini, in sede assembleare, hanno manifestato la propria inequivoca volontà di porre fine immediatamente, già alla data in cui viene deliberata la revoca, al rapporto professionale con l’amministratore revocato, senza previsione di alcuna forma di prorogatio e/o senza alcuna previsione di compenso per la suddetta fase, non solo non interverrà alcuna fase di prorogatio del precedente amministratore, ma nemmeno quest’ultimo avrà diritto ad alcun compenso.

Cass., Sez. II Civ., 17 maggio 2018, ordinanza n. 12120

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

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