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Alitalia, il ritorno dell’ipotesi Cdp

All’orizzonte di Alitalia oggi non c’è un compratore che abbia presentato un’offerta giudicata accettabile, malgrado gli interessi manifestati da Lufthansa, Air France-Klm, easyJet e Delta. Il dossier della cessione potrà entrare nel vivo solo dopo le elezioni politiche del 4 marzo. Tutte le proposte di acquisto presentate comporterebbero diverse migliaia di esuberi.
Intanto Alitalia continua ad accumulare risultati economici negativi. Alcuni risparmi nel 2017 sono stati ottenuti. La gestione commissariale ha parlato di «una più attenta gestione dei costi», è stato dichiarato un risparmio di circa 80 milioni con la rinegoziazione dei contratti di copertura sul prezzo del carburante. Ci sono 1.500 dipendenti in cassa integrazione, dei quali 300 a zero ore.
I ricavi nel 2017 sono aumentati dell’1%, sarebbero intorno a 30 milioni in più di ricavi. Siccome però Alitalia veniva da una perdita di gestione di oltre 600 milioni stimata per il 2016 (il bilancio non è mai stato pubblicato perché c’è stato il commissariamento), per il 2017 si può stimare una perdita intorno ai 500 milioni.
Dati non ufficiali. La terna di commissari guidata da Luigi Gubitosi non ha diffuso cifre sui risultati. Gubitosi ha parlato solo dei ricavi e della cassa. Ha detto anche di recente, al Messaggero del 28 gennaio, che il prestito-ponte di 900 milioni concesso dallo Stato è intatto.
Secondo fonti autorevoli si dovrebbe però tener conto del fatto che, al momento dell’arrivo dei commissari, nominati dal governo il 2 maggio 2017 (Gubitosi era già nel cda di Alitalia dal 15 marzo), la compagnia aveva una disponibilità di cassa di 110 milioni.
Una cifra non confermata né smentita da fonti della compagnia. In questo caso sarebbe stata comunque consumata cassa per 110 milioni. Quanto all’andamento commerciale di Alitalia, nel 2017 il volume totale di passeggeri sul mercato italiano è aumentato del 6,4%, dati di Assaeroporti. A Fiumicino, lo scalo principale della compagnia, i passeggeri sono diminuiti dell’1,8 per cento. Al contrario a Malpensa, dove Alitalia ha una presenza marginale, i passeggeri sono aumentati del 14,2 per cento. Questi andamenti lasciano pensare che la compagnia, anche l’anno scorso, abbia perso quote di traffico rispetto ai concorrenti.
L’attenzione è concentrata sulla procedura di cessione. L’offerta di Lufthansa è considerata la più concreta. Ma anche la più severa. I tedeschi chiedono al governo di fare un lavoro lacrime e sangue prima di prendersi in carico un pezzo dell’attività di volo: ci sarebbero almeno 4mila esuberi. Air France-Klm avrebbe interesse soprattutto al traffico intercontinentale, easyJet a parte del breve-medio raggio.
Da quanto appreso dal Sole 24 Ore, si va verso un nuovo round nel quale verrà dato a ogni pretendente un termine per presentare la migliore offerta. C’è tempo fino al 30 aprile. Riprende consistenza l’ipotesi che, alla fine, sia la Cassa depositi e prestiti, un braccio dello Stato, a intervenire per il salvataggio di Alitalia. Come questo possa essere giustificato non è chiaro. In teoria, la Cdp non dovrebbe intervenire in società in perdita. Ma c’è il precedente di Saipem .

Gianni Dragoni

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