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Agricole, Unipol-Bper, Credem: il risiko riparte dalla via Emilia

Il prossimo riassetto del settore bancario passa dalla via Emilia. Il Credem di Reggio Emilia che si candida all’acquisizione di una banca di media dimensione, puntando a rilevare eventuali quote inoptate di futuri aumenti di capitale. Cariparma-Agricole Italia che ha da poco salvato tre casse di risparmio del centro Italia (Cesena, Rimini e San Miniato) e che ambisce a crescere ancora in Italia. La Bper di Modena, che ha in Unipol il primo azionista con poco meno del 10%, possibile perno di un complesso riassetto che potrebbe in futuro coinvolgere, oltre a Unipol Banca, anche Carige.
Il risiko entrerà nel vivo solo a fine anno o a inizio 2019, ma le grandi manovre sono già iniziate. E non restano solo confinate alle simulazioni delle banche d’affari. Dieci giorni fa, secondo quanto risulta al Sole24Ore, il board del Credit Agricole ha deciso di rinunciare al dossier CreVal pre-aumento di capitale, probabilmente perchè l’operazione era troppo ravvicinata all’acquisto-salvataggio delle tre casse, chiuso a fine 2017 e ora in fase di integrazione. Si vedrà se l’interesse si riaccenderà tra qualche mese, dato che i vertici del CreVal hanno già detto di guardare in prospettiva a una partnership con un’altra banca.
Situazione analoga è quella di Carige che a dicembre ha chiuso in extremis una difficile ricapitalizzazione chiesta dalla vigilanza Bce in alternativa alla resolution. Il gruppo guidato dall’a.d. Paolo Fiorentino è ora alle prese con l’implementazione del piano industriale per ritrovare un adeguato livello di redditività. Ma difficilmente il percorso stand alone potrà durare a lungo e, data anche la dote fiscale che la banca porta in dote (circa 1,4 miliardi), per il gruppo è assai probabile un’aggregazione. Un’ipotesi al vaglio di banche d’affari e consulenti è quella di creare un polo che unisca Bper a Carige, cui potrebbe aggiungersi Unipol Banca dopo la ripulitura dagli Npl. Il tema non è di immediata attuazione (ed è già stato smentito da Bper che al momento non ha dossier sul tavolo) poichè la ex popolare basata a Modena si avvia al rinnovo dell’intero consiglio di amministrazione. Un passaggio non indolore, poichè per la prima volta la nuova Spa si troverà a fare il conto con un azionariato composito. E se le tre anime principali della base sociale (Unipol, Fondazione Banco di Sardegna e soci modenesi) paiono essere concordi sul rinnovo della fiducia e dell’incarico all’amministratore delegato uscente Alessandro Vandelli, non altrettanta concordia c’è sulla presidenza.
Infine il Credem, banca posizionata ai massimi livelli per capitale, redditività e copertura degli Npl. Dopo avere escluso per anni acquisizioni, il gruppo che fa capo alla famiglia Maramotti ha esplicitamente detto di guardare all’M&a. Le opportunità al vaglio, stando alle indiscrezioni, sarebbero concentrate su banche che hanno esigenza di ricapitalizzare. E Credem potrebbe farsi avanti per rilevare l’inoptato e poi aggregare la «preda» allinenadola alle best practice del gruppo emiliano.
Il quadro del settore è di nuovo in fermento, ma la direzione di marcia sarà più chiara quando il quadro regolatorio sarà definito da due eventi: le scelte a metà marzo di commissione Ue e Vigilanza Bce sul trattamento dei crediti deteriorati e la sentenza della Corte Costituzionale sulla riforma delle popolari. Subito dopo si vedrà se istituti in difficoltà come Popolare di Bari e altri accoglieranno l’invito di Bce e Banca d’Italia a procedere con aggregazioni per migliorare redditività e solidità patrimoniale.
Una nuova fase di aggregazione tra le banche di medio livello appare indispensabile. È vero che le principali situazioni di crisi sono state risolte negli ultimi due anni, in parte anche con l’intervento dello Stato. Ma è anche vero che istituti oggetto di pesanti ristrutturazioni, e ormai privi di società prodotto, faticano a uscire dalla crisi avvalendosi solo della banca-rete. I segnali che sono emersi dal bilancio 2017 di Mps non sono confortanti.

Alessandro Graziani

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