Per accertare la bancarotta, si può procedere al sequestro dell’intera contabilità 

Quando si procede per determinati reati, tra cui quelli tributari o quelli, come la bancarotta fraudolenta, che impongono la ricostruzione del volume di affari di una società, non è sempre possibile individuare preventivamente il documento ritenuto utile allo scopo, sicché non si può prescindere dal sequestro probatorio dell’intera contabilità relativa all’impresa per individuare in un secondo momento quelli effettivamente necessari all’accertamento del fatto.

Il tribunale territoriale confermava con ordinanza il provvedimento di sequestro adottato dal Pubblico Ministero nei confronti dell’indagato in relazione al reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.

Avverso detto provvedimento adìva il Supremo Collegio l’indagato deducendo, quale motivo di doglianza, la violazione del principio di proporzionalità e di adeguatezza ex art. 275 c.p.p., comma 3, essendo illegittimo il sequestro a fini probatori di un intero sistema informatico, che conduca, in difetto di specifiche ragioni, ad una indiscriminata apprensione di tutte le informazioni ivi contenute; anche l’estrapolazione dei dati in esso contenuti attraverso la duplicazione degli hard disk equivale alla permanenza del vincolo sullo stesso sistema informatico, sicché la perquisizione doveva essere effettuata con l’esame e l’estrazione in loco dei soli dati di interesse.

Secondo la Corte di Cassazione il Tribunale aveva applicato correttamente i principi di diritto enucleati dall’elaborazione giurisprudenziale in tema di acquisizione della prova secondo cui l’autorità giudiziaria, al fine di esaminare un’ampia massa di dati i cui contenuti sono potenzialmente rilevanti per le indagini, può disporre un sequestro dai contenuti molto ampi, provvedendo, tuttavia, nel rispetto del principio di proporzionalità ed adeguatezza, alla immediata restituzione delle cose sottoposte a vincolo non appena sia decorso il tempo ragionevolmente necessario per gli accertamenti e, in caso di mancata tempestiva restituzione, l’interessato può presentare la relativa istanza e far valere le proprie ragioni, se necessario, anche mediante i rimedi impugnatori offerti dal sistema.

Proprio in tale ottica e con riferimento anche alla fattispecie concreta in esame, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che “in tema di sequestro probatorio ed ai fini della legittimità del decreto di sequestro, pur se è necessaria la specifica indicazione delle cose che ne costituiscono l’oggetto, occorre considerare che quando si procede per particolari reati, quali, esemplificando, quelli tributari e, più in generale, quelli, come la bancarotta fraudolenta, che impongono la ricostruzione del volume di affari di una società, non è sempre possibile individuare preventivamente il documento ritenuto utile allo scopo”, sicché, in tali casi, “non si può prescindere dal sequestro dell’intera contabilità relativa all’impresa per individuare in un secondo momento quelli effettivamente necessari all’accertamento del fatto”.

Per tali motivi la Suprema Corte riteneva infondate le motivazioni del ricorrente il cui ricorso veniva rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.

Cass., Sezione V Penale, 14 Marzo 2017, n. 16622

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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