Accertamento tecnico preventivo inammissibile in materia bancaria

Inammissibile l’accertamento tecnico preventivo in materia bancaria: è una valutazione che spetta al giudice e che non può essere demandata a un CTU. Lo stabilisce un recente decreto del Tribunale di Milano.

In particolare, un cliente di un istituto di credito depositava un ricorso per la nomina di un CTU, che accertasse asserite inadempienze dell’istituto in sede contrattuale: pattuizioni invalide, interessi anatocistici ed usurai, nonché spese non dovute.

Il giudice milanese, dopo appena due giorni dal deposito del ricorso e senza instaurare il contraddittorio con la banca, ha dichiarato l’inammissibilità della domanda del ricorrente alla luce dei seguenti presupposti: il vaglio richiesto dal ricorrente sarebbe stato indebitamente anticipatorio della decisione e, in quanto tale, incompatibile con le finalità conciliative della “consulenza tecnica preventiva”. Inoltre, in materia di usura e anatocismo, svolgere o meno un dato accertamento contabile ed elaborare un quesito peritale è una valutazione che spetta esclusivamente al giudice.

Tribunale di Milano, Sez. VI Civile, decreto del 6 aprile 2017 (leggi il decreto)

Francesca Fioritof.fiorito@lascalaw.com

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