La ripartizione dell’onere probatorio nell’ambito dei contratti di somministrazione di consumo

I contratti di somministrazione di consumo appartengono, probabilmente, ad una delle categorie di contratti maggiormente diffuse: chiunque, infatti, quotidianamente, usufruisce dei servizi di fornitura  del gas, dell’acqua e dell’energia elettrica.

Ebbene, nella prassi, all’utilizzo dei suddetti beni, corrisponde il pagamento di una fattura emessa dalla società fornitrice sulla base di un consumo presunto contabilizzato mediante contatore; può succedere, però, che le somme pretese dal somministrante siano oggetto di contestazione da parte del cliente finale.

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione, chiamata a dirimere una controversia che aveva come parti una società somministrante ed un consumatore, ha avuto modo di chiarire che, nei casi in cui il somministrato (in sostanza, colui che utilizza il gas, l’acqua o l’energia elettrica) contesti la fatturazione dei consumi emessa sulla scorta della rilevazione tramite contatore, “grava sul somministrante l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante”.

Il fruitore del servizio, da parte sua, non può semplicemente limitarsi ad addurre una irregolarità della fatturazione, ma deve dimostrare che “l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi”.

La Corte, inoltre, chiarisce altresì che il valore di attendibilità riconosciuto dall’ordinamento al sistema di lettura mediante contatore deve essere quello della presunzione semplice di veridicità che, di conseguenza, può essere vinta mediante qualsiasi mezzo di prova, anche orale.

Pur essendo i contratti di somministrazione preordinati all’esercizio da parte della società somministrante di un servizio pubblico essenziale, appare evidente che il rapporto intercorrente tra le parti coinvolte è comunque soggetto al regime contrattuale di diritto comune, con le esposte conseguenze anche in ambito probatorio.

In conclusione, quindi, si può dire che il consumatore che riterrà la fattura eccessivamente onerosa, in sede di eventuale giudizio – probabilmente instaurato dalla società somministrante – potrà spogliarsi dell’obbligo di corrispondere le somme richieste, dimostrando che l’esorbitanza dei consumi  non è a lui attribuibile poiché, pur avendo custodito il misuratore con la dovuta diligenza, fattori esterni sopravvenuti ed imprevedibili hanno compromesso la funzionalità del contatore.

La società somministrante, dal canto proprio, dovrà semplicemente dimostrare il perfetto funzionamento di quest’ultimo.

Cass., Sezione III, 22 novembre 2016, n. 23699 (leggi la sentenza)

Biagio Torsello – b.torsello@lascalaw.com

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