L’azione revocatoria e l’assegno di mantenimento

La Corte di Cassazione con la recente sentenza n.5618/2017 torna ad occuparsi della nozione di credito per l’esercizio dell’azione revocatoria.

Ribadisce, infatti, un principio ormai consolidato nella giurisprudenza, secondo cui il “credito”, di cui all’art. 2901 c.c., sia comprensivo del credito eventuale, nella veste di credito litigioso.

Sia che si tratti di un credito di fonte contrattuale oggetto di contestazione in un separato giudizio sia che si tratti di credito risarcitorio da fatto illecito, il credito eventuale è idoneo a determinare l’insorgere della qualità di creditore che abilita all’esperimento dell’azione revocatoria ordinaria avverso l’atto di disposizione compiuto dal creditore.

Allo stesso modo, la Corte rammenta che l’esercizio dell’azione revocatoria richiede non già la totale compromissione della consistenza del patrimonio del debitore, ma solo il compimento di un atto che renda più difficoltoso soddisfare il proprio credito.

Tali incontestati principi giurisprudenziali devono essere applicati anche nel caso del credito vantato dal coniuge separato per l’assegno di mantenimento dovuto, ai sensi dell’art.156 c.c., dall’altro coniuge.

Il coniuge che ottenga, infatti, un assegno di mantenimento in forza di un provvedimento giudiziale, è creditore di un’obbligazione periodica, “avente ad oggetto prestazioni autonome e distinte nel tempo, che diventano esigibili alle rispettive scadenze”.

Nonostante il carattere periodico dell’obbligazione stessa, tale credito è tutelabile mediante azione revocatoria ordinaria a fronte dell’alienazione immobiliare compiuta, in modo pregiudizievole, dal coniuge obbligato.

Ciò in quanto, l’azione revocatoria da un lato non postula la liquidità o esigibilità del credito, dall’altro non richiede, per la sua esperibilità, la ricorrenza del requisito della sussistenza di un inadempimento del debitore al momento della disposizione patrimoniale pregiudizievole.

L’art. 2901 c.c. si fonda, invece – oltre che sull’esistenza di un credito, come sopra specificato, e sul requisito della scientia damni o della partecipatio fraudis – sul requisito oggettivo dell’eventus damni e cioè del compimento, ad opera del debitore, di un atto di disposizione del proprio patrimonio tale da rendere più difficile il soddisfacimento del credito che si intende tutelare.

Nel caso di specie, infatti, l’esercizio dell’azione revocatoria non può nemmeno essere ostacolato dalla garanzia prestata dall’obbligato ai sensi del quarto comma dell’art. 156 c.c.

La garanzia personale, infatti, non fornisce alcuna garanzia sulla dismissione del patrimonio del debitore.

Quanto alla garanzia reale, l’esistenza di un’ipoteca sul bene oggetto dell’atto dispositivo non esclude che quell’atto possa costituire un eventus damni, poiché la valutazione circa l’idoneità dell’atto dispositivo a costituire pregiudizio va effettuata non in relazione al momento del compimento dell’atto, bensì proiettata al futuro, al fine di apprezzare l’eventualità del venir meno della garanzia ipotecaria.

Stessa considerazione va fatta in relazione al quinto comma dell’art. 156 c.c., in quanto, come già evidenziato, la revocatoria ordinaria, essendo strumento di tutela della conservazione della garanzia patrimoniale generica del debitore, non solo concorre con gli altri strumenti che tendono alla medesima funzione di tutela, ma non presuppone affatto l’inadempimento attuale del debitore stesso.

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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