Il pegno su titoli non si prova senza registrazione

L’annotazione sul conto dell’intermediario rappresenta l’unico mezzo idoneo a costituire e a provare la garanzia pignoratizia prestata su titoli dematerializzati.

Nel caso di specie il curatore fallimentare aveva contestato la sussistenza di un pegno su alcuni titoli seppur forniti di timbro postale ai fini della certezza della data. Il Tribunale di Padova, decidendo sulla questione sottopostagli, ha proposto una “ricostruzione” della normativa applicabile, utile per una panoramica sul tema.

La peculiarità della garanzia pignoratizia, come noto, risiede, così come previsto dall’articolo 2786 c.c., nello “spossessamento”: secondo la norma, infatti, il pegno viene costituito solo con la consegna della cosa al creditore, che, in tal modo ne ha l’esclusiva disponibilità.

Nel caso di pegno su titoli dematerializzati la questione è ovviamente più complessa.

Sul punto assume innanzitutto rilievo la Direttiva n. 2002/47/CE, che introduce il concetto di “spossessamento funzionale”, ovvero l’attribuzione del controllo sul titolo al beneficiario della garanzia, che si verifica unicamente con la registrazione sul conto dell’intermediario, così come previsto dall’articolo 83 octies, del T.U.F.

Invero, secondo quanto previsto dall’art. 2 del D.Lgs. 170/2004, tale l’annotazione sarebbe anche idonea a fornire prova dell’esistenza della garanzia, così che, come indicato dal Tribunale di Padova, assumerebbe “un duplice effetto: a costituire il pegno su titoli dematerializzati e a provare che il pegno su quegli specifici titoli sia stato costituito”.

La registrazione del pegno sui titoli, diviene, secondo questa ricostruzione, un elemento sia costituivo quanto probatorio. Ciò in quanto, continua il Giudice Padovano riportando a sostegno della propria tesi la sentenza n. 23268 del 2006 della Corte di Cassazione, “le registrazioni in apposito conto […] sostituiscono il vincolo di garanzia con una tecnica alternativa ma funzionalmente equivalente allo spossessamento”.

In sintesi, nella circostanza in cui il creditore non fornisca la prova dell’annotazione del pegno prestato su titoli nel conto degli intermediari, la garanzia non potrà dirsi validamente costituita, in quanto solo in tal caso si configura lo “spossessamento”, elemento necessario ai fini del suo perfezionamento.

Tribunale di Rovigo, sentenza del 27 luglio 2018

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

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