La scelta del professionista attestatore: buona la prima!

L’imprenditore che propone istanza di concordato preventivo non può integrare la relazione dell’attestatore con quella di altro professionista o mutare la persona dell’attestatore, se non in caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano di concordato.

Con la sentenza in commento, la Corte d’Appello di Firenze ha ritenuto infondati i motivi del reclamo proposto da una società avverso il decreto e la sentenza con cui il Tribunale fallimentare rigettava la sua domanda di concordato preventivo.

Il Tribunale aveva rilevato l’impossibilità di correggere o integrare la relazione del professionista scelto dall’imprenditore per attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano di concordato con i rilievi di un secondo attestatore.

La società contestava tale decisione, asserendo che la legge fallimentare non vieta di incaricare più di un attestatore e che, nel caso di specie, la seconda relazione era giustificata dalle modifiche sostanziali apportate alla proposta e/o al piano di concordato e aveva superato le criticità rilevate dal primo attestatore.

I Giudici di appello, nel ritenere infondato detto reclamo, hanno in primo luogo osservato che, benché la norma non vieti espressamente di nominare più di un attestatore, essa utilizza la forma singolare sia con riferimento al soggetto (un professionista) sia, soprattutto, con riferimento all’opera da questi elaborata (la relazione).

In secondo luogo, la Corte ha osservato che ad escludere che vi possano essere più relazioni, a maggior ragione se contrastanti, ovvero che sia consentito all’imprenditore istante di correggere in qualche modo la relazione dell’attestatore da lui scelto, è soprattutto la ratio della normativa in oggetto: la legge ha consentito al debitore che chiede l’ammissione al concordato preventivo di scegliere liberamente il professionista cui affidare l’attestazione della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano fra i soggetti che rispondano ai requisiti di cui all’art. 67, comma 3, lett. c), l. fall. Ne discende che, una volta che l’imprenditore si sia assunto la responsabilità di tale scelta, egli non può successivamente ignorare l’operato dell’attestatore da lui liberamente selezionato, sostituendone il parere con quello di un secondo professionista.

Né i Giudici del riesame hanno ritenuto che la seconda attestazione si basasse, come asserito dal reclamante, su modifiche sostanziali della proposta o del piano concordatario, che avrebbero consentito il deposito di una nuova relazione su di esse ai sensi dell’art. 161, comma 3, l. fall.

Pertanto, la Corte d’Appello di Firenze ha rigettato tutti i motivi di reclamo della società istante il concordato preventivo in oggetto, confermando il provvedimento del Tribunale fallimentare.

Corte d’Appello Firenze, Sez. I, 7 marzo 2018, n. 538

Eleonora Gallina – e.gallina@lascalaw.com

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