Sì alle prove in appello, quando non reiterate in modo generico

La richiesta di nuovi mezzi di prova e di deposito di documenti, che sia stata rigettata in primo grado e reiterata in grado d’appello, deve, a pena di decadenza, essere articolata dalla parte istante e deve specificare il thema decidendum sul quale il giudice di primo grado si sarebbe dovuto pronunciare qualora l’istanza stessa fosse stata accolta.

Così si è espressa la Corte di Cassazione, con sentenza n. 17046 del 28/06/2018, chiarendo che qualora le istanze istruttorie avanzate da una delle parti siano state rigettate in primo grado, le stesse potranno essere reiterate in grado d’appello, solo se la parte non si limiti a richiederle in modo generico.

Infatti, anche in sede di riesame, trova applicazione l’art. 163 c.p.c., a tenore del quale la parte deve indicare in modo specifico “i mezzi di prova dei quali l’attore intende valersi e in particolare dei documenti che offre in comunicazione”.

Quanto sopra, combinato al disposto dell’art. 342 c.p.c., impone, a pena di inammissibilità del ricorso in appello, che la parte ricorrente specifichi tanto “le parti del provvedimento che si intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado”, quanto “l’indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata”.

Alla luce dei suddetti principi, dunque, la Corte ha ritenuto che non sussistesse margine per concedere una rimessione in termini dell’appellante per la formulazione dei mezzi di prova.

Ciò in quanto, la quest’ultima, anziché specificare il thema decidendum sul quale il giudice di primo grado si sarebbe dovuto pronunciare ove fossero state accolte le istanze istruttorie e indicare quali prove sarebbero state dedotte, si è invece limitata ad una richiesta generica di assegnazione dei termini.

Parte appellante, infatti, nel proprio ricorso, si era limitata a sollevare la generica doglianza circa la mancata assegnazione dei termini ex art. 183 e 185 c.p.c., senza svolgere alcuna specifica censura della decisione della Corte di appello.

Ancor più, non specificando parte ricorrente nel proprio ricorso cosa avrebbe chiesto nelle memorie istruttorie se fossero stati concessi i termini per le stesse, non è stato in conclusione possibile per la Suprema Corte evincere la decisività e rilevanza delle prove non ammesse, che ha pertanto rigettato la richiesta in questione.

Cass., Sez. III Civ., 28 giugno 2018, n. 17046

Barbara Maltese – b.maltese@lascalaw.com

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