Onere probatorio sotteso all’accoglimento dell’istanza di rimessione in termini

L’accoglimento dell’istanza di rimessione in termini, preordinata al deposito di documenti istruttori, è subordinato alla prova che la decadenza sia stata determinata da una causa non imputabile alla parte in quanto dettata da un fattore estraneo alla sua volontà, del quale è necessario fornire la prova ai sensi dell’art. 294 c.c.

Questo il principio di diritto statuito dalla recente Corte di Cassazione con Ordinanza n. 17729/18.

La vicenda da cui è scaturita la pronuncia in oggetto trae origine dalla Sentenza resa dal Tribunale di Cagliari il quale dichiarava inammissibile, in quanto tardiva, la produzione documentale del contratto transattivo in forza del quale le parti si erano accordate per la soluzione bonaria della controversia. Difatti, la medesima veniva curata dalla convenuta oltre il termine fissato dall’ordinamento per l’espletamento delle attività istruttorie ai sensi dell’art. 184 c.p.c. Sulla scorta della rilevata tardività della produzione documentale de qua, il Giudice di prime cure definiva il giudizio accogliendo le domande attoree.

La Sentenza in esame costituiva oggetto di impugnazione ad opera della società soccombente.

Ebbene, in sede di gravame, la statuizione resa in primo grado subiva una totale riforma. Difatti, la Corte di Appello di Cagliari accoglieva l’istanza di rimessione in termini formulata dall’appellante affinchè potesse curare la produzione documentale dell’invocata transazione, ponendo quest’ultima a fondamento del proprio convincimento.

Al fine di comprendere i termini della fattispecie oggetto di disamina, assume preminente rilievo ripercorrere l’iter logico giuridico sotteso alla Sentenza emessa dalla Corte Territoriale, la quale statuiva espressamente quanto segue: ”l’appellante assume che il termine per il deposito delle deduzioni istruttorie fosse fissato al 30 marzo 2002 e che quel giorno il difensore si sia recato negli uffici di cancelleria ma li abbia trovati chiusi per le festività pasquali. Peraltro, è pacifico che l’adempimento sia stato perfezionato il giorno successivo al lunedì’ dell’Angelo, quindi primo giorno utile successivo alla scadenza del termine“.

Avverso tale Sentenza la parte soccombente esperiva ricorso per Cassazione deducendo, quale motivo di censura, la violazione e falsa applicazione dell’art. 115 comma II c.p.c., dei previgenti 184 e 184 bis c.p.c. nonché dell’art. 294 c.p.c. per avere la Corte Territoriale errato nel sussumere la fattispecie in oggetto al rimedio restitutorio della rimessione in termini.

In merito, il ricorrente asseriva il difetto di allegazione, addebitabile all’appellante, in ordine alle circostanze idonee a dimostrare la non imputabilità della decadenza istruttoria maturata nonché la non riconducibilità della medesima a cause estranee alla propria volontà.

In via preliminare, la Corte di Cassazione ha ritenuto opportuno rammentare che l’istituto della rimessione in termini, “tanto nella versione prevista dall’art. 184 bis c.p.c. (applicabile nella specie “ratione temporis”) che in quella di ampia portata contenuta nell’art. 153, comma II, c.p.c., richiede la dimostrazione che la decadenza sia stata determinata da una causa non imputabile alla parte perché dettata da un fare estraneo alla sua volontà, del quale è necessario fornire la prova ai sensi dell’art. 294 c.p.c.”

Orbene, nel caso di specie l’appellante ha meramente rappresentato di essersi recato presso gli uffici di cancelleria e di averli trovati chiusi, non fornendo alcun supporto probatorio rispetto a quanto asserito. Inoltre, la Corte di Cassazione ha posto in rilievo come la scrittura privata transattiva fosse nella sfera di disponibilità dell’appellante da oltre un anno.

Pertanto, costituiva mero esercizio della propria discrezionalità curarne il deposito esclusivamente nell’ultimo giorno utile, peraltro coincidente con le festività pasquali.

Dalle summenzionate circostanze, la Corte di Cassazione ha ritenuto far conseguire l’imputabilità della causa della decadenza dei termini istruttori in capo al medesimo appellante, rilevando la violazione, addebitabile alla Corte Territoriale, dell’art. 184 bis c.p.c,

Sulla scorta delle motivazioni testè esposte, la Suprema Corte ha cassato la Sentenza impugnata e, statuendo nel merito della controversia, rigettava l’appello proposto dalla società, con conseguente condanna alle spese di lite.

Cass., Sez. III Civile, 6 luglio 2018, ordinanza n. 17729

Gaia Giulietti – g.giulietti@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

La Suprema Corte si è espressa di recente in tema di compensazione delle spese legali, ponendo di f...

Diritto Processuale Civile

Il Giudice che, nel pronunciare la sentenza ometta totalmente di indicare una delle parti costituite...

Diritto Processuale Civile

Non è sempre improcedibile, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., il Ricorso per Cassazione notificato a...

Diritto Processuale Civile