I beni sovrani non si pignorano

Non possono essere sottoposti ad esecuzione immobiliare i beni situati in Italia ma appartenenti a Stati Stranieri, purché destinati all’esercizio di funzioni sovrane o finalità pubblicistiche, salvo il diritto di aggredire beni alternativi, in virtù del titolo esecutivo che conserva la sua validità.

La Corte di Cassazione con sentenza n. 14885 dell’8/06/2018 è tornata ad occuparsi della delicata questione inerente alla pignorabilità – a cura della giurisdizione italiana – dei beni appartenenti a Stati Stranieri, chiarendo che gli stessi non possono essere sottoposti ad espropriazione, ogni qual volta siano utilizzati per l’esercizio dello iure imperii (espressione quindi della sovranità dello Stato straniero o delle sue finalità pubblicistiche).

Nel caso specifico affrontato dalla Suprema Corte, la Regione Stereas Ellada (ente successore per incorporazione alla Prefettura Autogestita di Voiotia, in Grecia) insisteva per la pignorabilità di taluni beni situati in provincia di Como, di proprietà della Repubblica Federale della Germania. Ciò a seguito di condanna di quest’ultima, a favore della prima, al pagamento di un risarcimento per le vittime della strage di Distomo del 10 giugno 1944 e di successiva iscrizione di ipoteca giudiziale sui beni stessi da parte dell’autorità greca.

La Cassazione ha, però, chiarito in quali casi il vincolo di immunità giurisdizionale degli Stati stranieri operi, richiamando, per la corretta interpretazione del principio di diritto, la precedente pronuncia delle Sezioni Unite del 12/01/1996 n. 173, secondo la quale «non sussiste la giurisdizione del giudice italiano in ordine all’azione esecutiva o cautelare su beni appartenenti a detti Stati o a loro enti pubblici, ove si tratti di beni destinati all’esercizio delle loro funzioni sovrane o, comunque, dei loro fini pubblicistici; mentre tale giurisdizione deve essere affermata ove i beni medesimi siano destinati ad attività commerciali o, in genere, privatistiche» (in senso conforme cfr. Corte cost., Sent., 22/10/2014, n. 238).

Resta salva, quindi, per lo Stato che eserciti l’azione, la possibilità di dimostrare le finalità privatistiche di utilizzo dei beni che voglia aggredire.

In alternativa, ha ulteriormente chiarito la Corte che il diritto di immunità giurisprudenziale, anche se applicabile, non pregiudica l’efficacia del titolo vantato, che potrà pur sempre essere eseguito a scapito di altri eventuali beni.

Resta fermo, invece, l’obbligo di cancellare eventuali ipoteche o restrizioni iscritte sui beni, in conseguenza dell’applicazione del menzionato diritto.

Cass., Sez. III Civ., 08 giugno 2018, n. 14885

Barbara Maltese – b.maltese@lascalaw.com

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